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Lilit, la parabola della donna in tv

programma su Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Lilit, la parabola della donna in tv
Chissà se gli autori di Lilit (domenica, Raitre 23.40) conoscono In a Glass darkly, novella ottocentesca di Sheridan Le Fanu, in cui la prima donna  -Lilith, appunto- si ribella a Dio e ad Adamo; e, da suffragetta esiliata nel regno delle ombre, diventa talmente rompimaroni da mutarsi in una feroce vampira. Altroché la Camusso.

Per un programma che vorrebbe indagare sul femminino «trasversale che è in ognuno di noi», il titolo, se non porta  sfiga, assai curioso appare. In effetti, Lilit è bizzarro, un ottovolante senza (ancora) precisa destinazione. E la conduttrice Debora Villa, grande monologhista, è brava. Ma è talmente debordante, talmente scoppiettante nell’interpretare una parte -la femminista dialogante d’ultimo millennio- che è la sua anche nella vita, da riempire il video. Forse troppo. Lo invade a tal punto, Debbie, da oscurare i suoi stessi partner, spaesati in un viaggio errabondo tra le porte dell’Io (porte fisiche, non metafisiche: ogni stipite e ogni soglia rappresenta un argomento da cui entrare e uscire).  Prendete Antonio Cornacchione. Può piacere o no, ma a Zelig è  maestro d’ironia. Invece qui, dopo lo sketch iniziale in cui la Villa unisce in matrimonio federalista Giulietta e Concetta -nord e sud Italia- Cornacchione si produce in strampalate letture delle Sacre Scritture e viene quasi soggiogato dalla conduttrice; e nella gag finale del falegname maschilista, addirittura sparisce. Lo stesso dicasi per Cristina Bugatty, cantante transex già esclusa dal Dopofestival sanremese, ma qui chiamata a dissertare sull’erotismo d’un uovo al tegamino; o per Bossari che discute con un longevista di Cambridge di “siti postumani” e “homo tecnologucus”, roba di cui s’è onestamente capito poco. Anche il reportage di Cecilia Vecchio, che parte dall’alta citazione dello slittino di Citizen Kane e finisce nel dispensare amore ai cinici analisti di borsa, è una “ienata” incompiuta. Paradossalmente, le parti migliori del programma sono quelle meno comiche: l’intervista a Moni Ovadia sull’origine della Torah e del Talmud «che si studia litigando»; e il monologo finale. Lilit dovrebbe essere una risposta all’idea che la tv ha della donna-oggetto. Per ora è una serie di idee discrete, ma che oscillano alla ricerca d’un punto d’appoggio.

 

 

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    16 Novembre 2011 - 17:05

    In effetti c'è l'errore, ma è in parte psicologicamente giustificabile. Lilith è una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica, ed è indicata come la prima vampira, ed è personaggio da cui Sheridan Le Fanu ha tratto ispirazione per la sua Mircalla. Il suo nome -quello di Lilith- è sempre accostato a In a glass darkly (che è una raccolta di novelle) nei saggi di Danilo Arona, che stavo appunto leggendo nun momento prima di leggere il pezzo. Le due cose mi si sono accavallate in testa. Ed è comunque poco giustificabile, in quanto io stesso nel '97 scrissi parte del saggio "Il vampiro al mercato" (FrancoAngeli a cura di Giorgio Galli), nella parte dedicate alle vampire...Il concetto demoniaco è quello, ma l'esempio è un po' tirato, sorry fs

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  • marcom83

    07 Novembre 2011 - 15:03

    Magari Lilit la trasmissione non avra' le idee molto chiare, ma l'autore del post non le ha molto piu' chiare nei suoi riferimenti letterari: In a Glass Darkly e' una raccolta di racconti, e non un libro, e non si parla assolutamente di Lilith, bensi' di una vampira di nome Carmilla (o Millarca, stando al nome reale). Lilith e' una figura di origine mesopotamica, citata nel libro di Isaia, nei rotoli di Qumran ed e' parte del folclore ebraico a partire dal 8-10 secolo.

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