Cerca

Tutti pazzi per amore (ma un po' meno...)

la nuova serie tv

0
Tutti pazzi per amore (ma un po' meno...)

 

Ci sono due cose che salvano la fiction Rai dalla palude della ripetitività: i soggetti consolidati (cfr. la famosa “struttura iterativa” tipica del feuilleton, direbbe Eco) o la follia pura tale che creare nuovi generi.

Nel primo caso rientra “Don Matteo”, più prevedibile -e longevo- di un fumetto di Tex Willer. Nel secondo rientra  “Tutti pazzi per amore” ; che, nonostante un eccesso di paradossi e di citazioni metafilmiche, rimane prodotto originale. Una sorta di Novalgina del palisesto: ingolla a metà serata, l’emicrania post-Tg1 sparisce d’incanto. Ed è l’unica fiction che ha fatto fare alla Tv di Stato uno scatto verso il marketing virale, con gli spot parodia che scorrono su Youtube in versione semi/cartooning: il  vampiresco “Tutti sazi per amore”, il western  “Tutti lazi per amore” e il fantascientifico “Tutti razzi per amore”; e solo per quest’operazione lo sceneggiatore-capo Ivan Cotroneo merita un applauso. Ora, c’è un problema. La nuova edizione della fiction (Raiuno, domenica  prime time), rispetto alle precedenti è caratterizzata da: a) una trama che scivola attraverso la griglia delle sottotrame (Cristina aspetta un bimbo, Paolo e Laura difendono il loro pied-à-terre dall’assalto dei parenti, il giornale sull’orlo della chiusura); b) nuovi personaggi ancora senza personalità (il pediatra Ricky Memphis, Martina Stella nella parte della cugina-Barbie); c) alcuni espedienti narrativi infelici, come la falsificazione della cartella medica di Solfrizzi che crede d’avere la leucemia. Sarà la crisi, il taglio dei costi o l’inevitabile inaridimento della vena creativa; ma, insomma, i personaggi tendono a sfilacciarsi. Tra questi le vecchie zie rompicoglioni e il figlio intellettuale. O la stessa Monica, giornalista in carriera che muta gradatamente in ragazza-madre con psicosi annesse; rischia di caricaturizzarsi, mentre gli occhi suoi ridenti e fuggitivi annegano in sogni diurni che ricordano tanto quelli “mostruosamente proibiti” di un film di Paolo Villaggio. E perfino gl’inserti musicali –che da sempre caratterizzano la serie- ora paiono posticci. Insomma, qualcosa non quadra. Ma siamo alle prime puntate. E aspettiamo la storia gay con Lucrezia Della Rovere. E, a parte Report, a quell’ora non c’è di meglio…

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

media