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Fiorello, uno strano deja vu

#ilpiùgrande spettacolodopoilweekend

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Fiorello, uno strano deja vu
Si può, per una volta, non parlar bene di Fiorello?

Quando, negli anni 70, i critici togati parlavano dei film (geniali) di Mario Monicelli, li inserivano automaticamente nella categoria dei “caruccetti” -acqua fresca sulla storia del cinema -, magari senza neanche averli degnati d’uno sguardo. Ecco. Ora noi, invece, questo “#ilpiùgrande spettacolodopoilweek end” l’ abbiamo seguito con la reverenza dovuta dal parrocchiano al padre Priore. Ma ci pare, appunto caruccetto. Beninteso. Con 9.796.000 spettatori e uno share del 39,18% , si tronca qualsiasi  discussione a prescindere. Beninteso. Fiorello è da quasi un decennio un artista magnifico: sa cantare sempre a livello dei suoi grandissimi ospiti ( a volte meglio); e balla; e imita; e improvvisa; e ha un approccio empatico con un pubblico trasversale degno di Totò o Benigni. Il Nirvana del varietà italiano, insomma: zeppo di buon gusto, scenografie spaziali e buone canzoni d’una volta.

Di Fiorello chi scrive ha divorato tutti gli spettacoli (anche teatrali) uscendone lacrime agli occhi. Però, stavolta,  a cercare il pelo nell’uomo, possiamo dire che i tempi erano troppo dilatati ( a che serviva Borriello? Davvero per «tre punti di share in più »)? Possiamo sussurrare che i testi -specie quelli politici- erano banalotti, talora ai limiti dello stupidello («Berlusconi se vorrà divertirsi, ora dovrà fare come tutti gli altri: andare sulla Salaria...»), al punto da supporre che Fiore abbia perso qualche autore per strada? Possiamo osservare che la partita a tennis con padelle tra Fiore e Djokovic ha prodotto sbadigli? Possiamo rilevare che tutti quegli ospiti in studio -specie i dirigenti Rai- e quella scenografia carica e fatta d’inquietanti sosia dello showman, disturbavano la veracità del prodotto? Possiamo dire che la figura del maggiordomo è inutile e che quella di Baldini è mal sfruttata? O che l’imitazione di Carlà l’abbiamo stra-ascoltata in radio?  Ecco, questo è il punto. Il deja vu.

 

Fiorello è un genio. Il suo show rimane un evento che, come una grande coperta di Linus, riscalda mamma Rai mentre batte i denti nel buio. Ma qui Fiore non è stato mostruoso come al solito. Soprattutto non ha estratto dal cilindro nulla di nuovo. S’è lasciato andare alla sua vaporosa follia e, nell’improvvisazione ha incantato: il dialogo con Giorgia (bravissima pure in versione Mina nel finale) sui figli è stato commuovente. I duetti con Giorgia e Sangiorgi esaltanti. Il Fiorello/Morgano strepitoso. Ma, diamine, queste son cose che Fiore sa fare a occhi chiusi. Da anni. Lo ricordiamo a un convention Sipra a Cannes. L’uomo iniziò alle 21 e, trascinato da sè stesso, tirò fino all 3: per fermarlo dovevano abbatterlo. Ieri  era lui, ma trattenuto, senza lampi. Oggi, in piena crisi Fiore è come l’avanspettacolo che allietava le truppe in  guerra. Sempre uguale. Ma avercene...

 

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Commenti all'articolo

  • uycas

    22 Novembre 2011 - 21:09

    io non lo sopporto lo trovo pensante, preferisco quando si limita a fare le imitazioni. Non capisco poi il fatto che in un paio di anni il suo passato poco pulito di abilità nasali bianche sia finito nel dimenticatoio. Preferisco il Dott. Bertolino

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  • francescospecchia

    18 Novembre 2011 - 17:05

    sono d'accordissmo. E in parte l'ho scritto

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  • ggennaro

    17 Novembre 2011 - 03:03

    Caro Specchia, tu dici deja vu. E' vero. A Fiorello capita di ripetersi. Ma ce ne fossero di Fiorello. Mai volgare, mai sguaiato. Le prime battute sulle bandane a mezz'asta e la storia del terzo giorno per Berlusconi valgono un intero spettacolo. Un difetto? Troppo lungo. Può sfociare a noia come in effetti è stato.

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