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Frontalieri, quando l'Italia copia la Svizzera

Frontaliers

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Frontalieri, quando l'Italia copia la Svizzera
Frontalieri, quando Aldo, Giovanni e Giacomo copiano la tv svizzera

 

 

 

 Non sempre è vero quel che diceva Orson Welles della Svizzera, che “in cinquecento anni di democrazia e pace ha prodotto solo l’orologio a cucù”.

 C’è, per esempio, la Rete Tre della RSI, la Radiotelevisione Svizzera che –a dispetto dell’idea narcotica che dà il resto della nazione- produce “Frontaliers”, la serie sulle mirabolanti tragicommedie di un italiano che ogni giorno vive la sua epopea passando il valico di Bizzarone verso Lugano, come fossero le Ardenne della Grande Guerra con relativo spargimento di sangue.  Frontaliers  è un format originale, che ti fa un po’ capire da dove Aldo, Giovanni e Giacomo prendevano ispirazione quando, sia in tv, sia al cienma nella Banda dei  Babbi Natale, cazzeggiavano sui cugini del Canton Ticino.

Interpretato da due soli attori Paolo Guglieloni e Flavio Sala  (più comparse, compresi vip della tv svizzera…), consta di una sequela di trovate talora esilaranti sul rapporto tra il  frontaliere italiano Roberto Bussenghi (“Vengo da Osmate Carate, ogni mattina mi presento a Bizzarone passi la dugana e vo a Lugan a laurà…”, è la canzoncina che introduce i 3 minuti di sketch) e la guardia di confine elvetica Loris J. Bernasconi, che lo blocca sistematicamente alla frontiera.  Lo schema è sempre lo stesso, ed evoca la scena della dogana del “Non ci resta che piangere” di Benigni/Troisi: “chi siete, dove andate, cosa trasportate? Un fiorino”. Solo che qui il povero Bussenghi, per non essere fermato, alla domanda “Lei è frontaliere? Niente da dichiarare?” , con la bile ridotta a poltiglia, è costretto ad inventarsi di tutto. A recitare, per esempio: “Viva la Svizzera fondata nel 1291 eroe nazionale Gugliemo Tell cantone più popoloso Zurigo un milione d’abitanti, è uno stato federalista diviso in cantoni non nel senso di angoli ma di autonomia locali..”, mentre la guardia gli risponde : “Un conto è dirle a memoria, un conto è sentirle dentro…”.


 Bussenghi importa pappagalli in calore da Cantù, prega in comasco, si traveste perfino da Wonder Woman. Ma la guardia svizzera,  nulla. Lo piazza sempre in un angolo e gli fa aprire il bagagliaio: il vaso di Pandora del pregiudizi reciproci che incrociano i due Stati. Un po’ meno, forse , in questo periodo di fuga di capitali all’estero…

 

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    06 Gennaio 2012 - 18:06

    Spassoso. Grazie per la segnalazione...

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  • uycas

    06 Gennaio 2012 - 11:11

    Una mia amica ed ex, me li aveva consigliati ma il primo momento pensavo che fosse la solita polemica contro i topi o azzurri come ci chiamano quelli del Ticino; invece è una serie spassosissima forse meglio di AG&G degli anni d'oro. Ho letto sul sito della mitica RTSI che a Dicembre Loris J e Bussenghi hanno fatto un film. Un bell'episodio è il Verunell al Rambo de Bizzarrun, forse al più sè bel per restà in da là lingua del video. Quanto ci manca la Rtsi e come cresce rispetto a mamma Rai ed alle nostre realtà locali. in casa mia negli anni 70 si riceveva la RTSI per la qualità dei programmi, e soprattutto perché con Capodistria trasmettevano a Colori. Negli anni 90 per vedere qualcosa di diverso e soprattutto per vedere in contemporanea gli stessi programmi rai ma senza la pubblicità, o le prime visioni e la ciliegina sulla torta era il sistema stereo in doppio audio Zweitton. Con il digitale si riceveva tutto il pacchetto RTSI, e le altre svizzere, ma mediaset e sky boicottarono.

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