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Tredicesimo apostolo, il Dan Brown 'de noantri

boom d'ascolti

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Tredicesimo apostolo, il Dan Brown 'de noantri

Padre Gabriel ha esorcizzato la sfiga, e ha fatto il miracolo degli ascolti: la fiction di Canale 5 risorge come Lazzaro e cammina sul pelo del palinsesto postnatalizio.

Ha qualcosa di misticheggiante l’ascolto della prima puntata del Tredicesimo apostolo, fiction sul paranormale che ha consentito alla rete ammiraglia Mediaset di dominare l’Auditel di prima serata registrando una media di 7.103.000 spettatori per il 27,21% di share. Nettamente battuto Mettiamoci all’opera, talent di Rai 1 che non è andato oltre 3.069.000 telespettatori (12,16%), ma questo è un dato secondario. Il dato primario sta nel fatto che era dai tempi dei Cesaroni che l’ascolto di un film tv non s’impennava così sulle reti del Biscione. E siamo in epoca di progressiva ed implacabile parcellizzazione degli ascolti... Dev’esserci qualcosa d’esoterico, sennò il fenomeno si spiega poco. Non che Il tredicesimo apostolo sia malaccio, anzi. Anche se non siamo nè dalla parti di X files nè nelle atmosfere caliginose del Segno del comando, il grande sceneggiato Rai anni 70 (come lo straordinario battage andava annunciando). Forse regge un po’ la citazione a Dan Brown, ma giusto per solleticare quel gusto del misterico che qui coagula spettatori insospettabili, che variano dalle casalinghe ai giovani intossicati da Voyager.

 E, comunque,  le avventure della psicologa Claudia Munari e del teologo gesuita Gabriel Antinori -nomi da designer e da produttore di vini, gli autori si sono divertiti- sono ben ritmate e asperse da effetti speciali. Però, esorcismo per esorcismo, allora era meglio che il produttore Valsecchi ricacciasse la tentazione del plagio negli inferi del banale. I deja vu, in questa fiction, sono stati parecchi. I due bambini che svolazzano come nell’Esorcista e il teologo fighetto tira fuori «la levitazione come atto di Dio» citando Giuseppe da Copertino, il santo volante. La psicoterapeuta che bacia il prete davanti a Castel Sant’Angelo, che fa molto Uccelli di rovo. La bambina nel pozzo e i sogni suicidi, che paiono usciti da The Ring. Perfino il prete protagonista con -ci pare- poteri nascosti, nel nome vorrebbe omaggiare l’esorcista Padre Gabriele Amorth; ma, in realtà, è pescato paro paro dal Padre Gabriel del manga Knights Of The Apocalypse  in cui il Radem organizzazione che si occupa di tenere sotto controllo le presenze maligne sulla Terra è uguale alla Confraternità della verità che opera da Canale 5. Ciò detto, pur sapendo di trovarti di fronte a un plagio semovente, per il famoso effetto-Giacobbo, il paranormale fa ancora la sua porca figura...

 

 


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