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Anita, l'inespressività dei Due Mondi

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Anita, l'inespressività dei Due Mondi
La scena più sincronizzata con la realtà è quella in cui Anita, Peppino e tre compari (tra cui un nero ex schiavo che sembra il Lothar di Mandrake con i capelli) osservano la loro nave corsara colare a picco in un Brasile che pare l’isola del Giglio. E Peppino, barba al vento, abbracciando la futura sposa sussurra: «Da oggi non sono più un marinaio...».

Ma questa è l’unica scena -per dinamismo e struttura narrativa-  collegata alla realtà di “Anita Garibaldi” (Raiuno, prime time). La fiction-agiografia dedicata ad Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva detta Anita, e alla sua cocente passione per l’eroe dei due mondi per ascolti è andata bene:    5.789.000 telespettatori, 20,33% di share. E il patriottismo quindi è salvo. Sul resto ci permettiamo di dubitare. Ecco un breve elenco di nequizie della fiction. I caratteri sono tagliati con l’accetta: se la scena dell’accoltellamento del traditore da parte di Anita è telefonata, quella di Anita che vuole farsi sposare perchè teme che chiamino “bastardo” il figlio avuto fuori dal matrimonio ha del comico. I patrioti della Giovane Italia sono rigidi e risorgimentali, come Bixio che parla come in un testo di Mameli («Qui si parla molto di voi, non s’era mai vita una donna di tale coraggio e tale forza») ; e lo stesso Mameli che alle feste più che un condottiero rischia di passare per un cameriere. I generali sudamericani sembrano tutti usciti da un film di Zorro. I dialoghi sia in Italia che in Sudamerica hanno tutti una lieve inflessione romanesca, a parte Giorgio Pasotti che si salva con una puntina di bergamasco.

Pasotti col barbone nel ruolo di Garibaldi è improbabile; a parte che la memoria ci corre al Raf Vallone di Camicie Rosse (’52) o ai Garibaldi virilissimi di Maurizio Merli o Franco Nero, be’, a vedere Pasotti ti viene sempre in mente L’ultimo bacio. Non abbondano le scene di battaglie (forse per i costi), e Garibaldi l’unica cosa che sapeva fare era combattere. Valeria Solarino/Anita è talmente bella che riesce a deviare l’attenzione dalla recitazione. La battuta migliore la fa rosa dalla gelosia verso una giornalista americana (un’inespressiva Nicole Romanoff) minacciando il marito con due pistoloni: «Ora ho capito, Josè: tu mi metti incinta per tenermi lontana». Non intendeva lontana dalla tv, e forse qui sta il nocciolo della questione...

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