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Rai 5, Icone, Santoro e la sindrome di Stoccolma

un peana per Michele

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Rai 5, Icone, Santoro e la sindrome di Stoccolma
Il corpo parla. E, talora nel vento del logos, ha l’alito pesante. «Quando la piazza di Palermo, rumoreggiando, in pratica disse: sì ci fa piacere che Lima sia stato ammazzato, ecco, lì ho capito che televisivamente stava accadendo qualcosa, l’agorà era diventata protagonista...»

Più o meno, così, con quest’agnizione sul futuro della “piazza” televisiva, Angelo Gugliemi, antico sciamano di Raitre ricordava a Icone, (Rai5 mercoledì seconda serata) l’avvento di Samarcanda e la nascita del culto di Michele Santoro. Icone è un bel programma di Marco Ferrante e Simona Ercolani, fatto con due euro, un’idea e un archivio poderoso. Ha come sottotitolo “Corpi che parlano”; e l’altra sera ha fatto parlare il corpaccione di Santoro. Ne ha analizzato i successi con intellettuali alla Guglielmi -da Il Rosso e il nero a Tempo reale, da Il raggio verde a Annozero-. Ne sminuzzato, con giornalisti alla Franco Bechis, la “drammaturgia”, il protagonismo assoluto, la lucidità guascona che l’ha spinto ad essere detestato dalla destra e odiato dalla sinistra: si è riproposto, per dire, in onda ora la telefonata in diretta di Masi trattato da Michele come una colf , oltre all mitico sguardo di D’Alema segretario Ds anni 90 cazziato da una spettatrice comune, roba che costò a Santoro l’esilio dalla Rai e il passaggio a Mediaset. Il programma ha anche esaltato, di Santoro, la gestualità teatrale -Santoro nasce attore recitando Pirandello e Brecht- attraverso le parole di critici tv alla Massimo Bernardini. Il quale ne ha anche fotografato il sempiterno conflitto con Silvio Berlusconi, dalle origini a quell’esperimento di scardinamento del sistema che è Servizio pubblico dall’idea di Sandro Parenzo. Ora, Icone funziona, come Sfide di cui è diretta gemminazione. E con la scusa della prossemica, dell’espressione del corpo si racconta un mito d’oggi, per dirla alla Barthes.

E Santoro ci fa un figurone, inserito fra altre “icone” un tantinello più illustri: Fallaci, Agnelli, Trapattoni, Moro, Vasco Rossi, Armani, Craxi, Lady Gaga, Andreotti, Giovanni Paolo II. E noi potremmo essere d’accordo su questo. Ma stranizza assai che la mitizzazone del tribuno la faccia proprio quella Rai che l’ha cacciato, e proprio quel Ferrante che l’attaccò con ferocia ; e che ora, con lo scudo del vezzo semiotico, ne celebra le gesta. Dalla sindrome del tribuno alla sindrome di Stoccolma...



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