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I Simpson senza voce

taglio ai doppiatori

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
I Simpson senza voce
Se c’è un elemento connotante in Bartholomew Jojo Simpson detto Bart -il teppista che la rivista Time indicò come “una delle persone più influenti del XX° secolo”- oltre alla tinta gialla e alla psicologia da killer buono che ribaltò la pedagogia occidentale, bè, quell’elemento è la voce.

La voce di Bart Simpson è lo schiocco della fionda di David contro il Golia del conformismo. Gracidante e supponente eppur velata dalla ingenuità dei bambini, la voce di Bart col suo grido di battaglia «Eat my shorts! » («Ciucciami il calzino», nella creativa traduzione italiana) è da sempre elemento portante del personaggio. Una delle sue fortune, diciamo. Nell’edizione originale la voce di Bart è di Nancy Cartwright, un’attrice di discreta fattura  che per mezzo secolo della sua vita non ha fatto altro. La notizia è che ora quella voce, nella versione italiana, modulata in maschile da Ilaria Stagni, sparirà dal doppiaggio e -assieme a quella di Liù Bosisio, voce di Marge Simpson nonchè notissima nel ruolo della signora Pina del ciclo di Fantozzi- troverà l’oblio. «Per tutti gli amanti dei Simpson: vi comunico che stanno provvedendo a fare i provini per sostituire le voci di Marge e Bart. Infatti Ilaria Stagni ed io siamo le uniche che si sono ribellate al ‘taglio’ del 75% del compenso. Risultato: sostituzione...», scrive faticosamente la Bosisio su Facebook. E, onestamente, per noi fan simpsoniani ella prim’ora, la cosa rattrista. Secondo la versione ufficiale la sostituzione sarebbe “dovuta ai tagli di budget che la produzione americana prima, italiana dopo, hanno chiesto al cast dei doppiatori: i colleghi americani hanno avuto problemi dello stesso tipo, ora è stato il turno degli italiani. Le uniche due che sembrano aver rifiutato questo taglio del budget, sono proprio Liù Bosisio ed Ilaria Stagni (la decurtazione sarebbe stata del 67%, che non è carino, ndr)”.

 Secondo la versione ufficiosa il direttore del doppiaggio Tonino Accolla - la voce storica di Homer Simpson- sarebbe entrato in frizione con le colleghe. In Italia molti doppiatori, per una sorta di mutuo rispetto di categoria, non si sono presentati al casting. In America ciò non è accaduto. Pure se, per amore di verità, occorre precisare che lì, finora, i pluriennali prestatori d’ugola, Dan Castellaneta -Homer e Krusty il Clown-; Julie Kavner -Marge-, Nancy Cartwright -Bart-; Yeardley Smith -Lisa-; Hank Azaria -Boe- e Harry Shearer -Mr. Burns e Ned Flanders-  hanno guadagnato tutti circa 8 milioni di dollari annui per 22 settimane di lavoro. Ergo, in un momento in cui perfino gli sceneggiatori hollywoodiani, ossia il “motore” dell’industria dell’audiovisivo, si trovano in difficoltà, be’, pareva scontato che attori e doppiatori dovessero accollarsi la propria parte di sacrificio. Per dare due cifre: la 23a stagione dei Simpson era partita negli States a fine settembre, registrando un indice di ascolti buono; ma calato del 19% rispetto a cinque anni fa, quando lo show registrava una media di 8,7 milioni di spettatori a puntata. Nell’ottobre dello scorso anno, la negoziazione con la casa di produzione 20th Century Fox Television era in una fase di stallo, in quanto la rete americana impose un taglio di circa il 45% agli stipendi delle voci di Homer & Co (quota decisamente superiore alla riduzione massima del 30% che i doppiatori erano disposti ad accettare). Sicché oggi si può dire che i Simpson vengono zittiti dalla crisi economica. Laddove non riuscirono censura mediatica, alte gerarchie cattoliche, protestanti e mormone; laddove nulla poterono i repubblicani inviperiti e il bushismo di ritorno, ora pesano spread e recessione.

I Simpson, per chi scrive, sono un vaso di Pandora di ricordi. Anni fa, i cinque episodi dei cartoons più carognosi, sporchi e cattivi del mondoin prime time su Italiauno fecero il 12%. Un successo inspiegabile. Lo stesso di quando, nel ’91 Giorgio Gori, direttore di Canale 5, adottò a Mediaset  Homer e i suoi mostrini; e passò per un maledetto radical chic. Sui Simpson, sulla loro sociologia non basterebbe lo spazio d’un romanzo. Sulla loro filosofia ci hanno scritto un saggio intero (I Simpson e la filosofia di William Irwin, Mark T. Conard e Aeon J. Skoble, Isbn). Certo, oggi non sentire più la vocina  rasposa di Bart e quella vischiosamente insulsa di Marge che raschiano l’eterna soap simpsoniana ci fa specie. Sarà come quando Pino Locchi si ritirò e da allora James Bond non fu più lo stesso; come quando morì Oreste Lionello lasciando orfano Woody Allen; o come quando scomparve il grande Ferruccio Amendola, riempiendo di nostalgia i fan del tenente Colombo che a quella voce ancorarono i sorrisi per due generazioni...



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Commenti all'articolo

  • aifide

    07 Marzo 2012 - 11:11

    Si fa presto a dire laureati: ce ne sono di tutti i tipi. Certo che le lauree non sono tutte uguali: dipende dalla richiesta del mercato. Laurearsi in sceinza della comunicazione forse non consente le stesse prosepettive di lavoro di una laurea in chimica industriale o in economia e commercio. Ma veniamo al paradosso: se la maggior parte dei giovani fosse laureata, chi acceterebbe di svolgere mansioni per le quali non solo la laurea non è richiesta ma è addirittura sconsigliata? In un esercito di generali chi farebbe il fante d'assalto? E' stato voluto per motivi demagogici che da qualsiasi scuola secondaria superiore si potesse accedere a qualsiasi percorso universitario: queste sono le conseguenze! La piramide deve avere sempre il vertice in alto, altrimenti manca la.....base!

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  • aifide

    07 Marzo 2012 - 11:11

    .....................il compenso dei doppiatori? Un conto è tagliare il 40% da un compenso di 10.000 euro (si fa per dire!) annui, un altro da 100.000 euro! Non vorrei che fosse un altro piagnisteo come quello relativo ai vitalizi dei politici.............. E poi le voci cambiano: è cambiata quella di James Bond, quella di Woody Allen, cambierà anche quella di Bart e di Marge................ Nello spettacolo - come nella vita - nulla è per sempre!

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  • uycas

    07 Marzo 2012 - 08:08

    sarà difficile adattarsi alle nuove voci, ho dei problemi con i vecchi episodi nel sentire la voce di Flanders figuriamoci la pina e Bartuccio simpeson. Potrebbero prendere Milena Vukotic sarebbe un pò come passare il testimone ad un'altra signora fantocci. Riesco a vedere gli episodi su italia 1 ed in contemporanea su fox, ma a dire il vero preferisco gli episodi dalla 6/7 serie in poi.

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