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Verissimo. Panariello non esiste

nuova trasmissione di Panariello

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Verissimo. Panariello non esiste
Panariello non esiste (Canale 5 lunedì prime time) possiede una valenza ontologica, ed è un ossimoro difficilmente replicabile in natura.

Giorgio Panariello come comico non esiste -è un buon intrattenitore d’avanspettacolo e un discreto imitatore-, pur esistendo come entità portatrice di grande ascolti. Mediaset strombazza i suoi oltre 6,5 milioni di spettatori  per il 27,3% di share. E ha senz’altro ragione. Lo show suddetto vanta un ottimo corpo di ballo, una cantante/conduttrice dalla voce e simpatia cristalline -Nina Zilli-, ospiti al di sopra della media -Tiziano Ferro e James Taylor-, una scenografia riciclata a Checco Zalone che illumina un palco hollywodiano. Sarebbe prefetto se non ci fosse Panariello. Ma non è neanche tanto lui, nato e cresciuto nella verace macchiettistica toscana, plautino dalla crassa risata della gestualità clawnwsca e del doppiosenso. No. Il problema vero sono gli autori di Panariello, tanti piccoli Pingitore dell’ultimo Bagaglino che a La7 o a Raitre sarebbero stati immediatamente fucilati con gli spari coperti dalla sigla di chiusura. Ecco, random, un’imperlata -anzi un ’impirlata- delle battute di Panariello che si crede Fiorello che si crede Benigni: «La missione dell’Europa è far ridere, fare evadere, d’altronde in tempo di crisi l’evasione è la soluzione migliore». «C’è una nuova specie umana, dopo l’homo sapiens l’uomo Vogue» (parlamdo dell’omosessualità nella moda). «Silvio ritorna, sennò noi comici come si fa ?» (battuta mai sentita...). «Ormai la tripla A ce l’ha la Germania e gli annunci porno». Per non parlare della parodia della dettatura della “Lettera” di Totò, Peppino e la malafemmina con Panariello nei panni di Sarkozy («Angela, pur favor, parl com tu mang...») e Vincenzo Salemme in quelli della cancelliera tedesca. Per non dire della battuta fuori tempo -andava di moda un anno fa- su Rosy Bindi che «non gli pare vero di essere buttata dentro». Anche quando, evocando i bambini, parla di cacca e puzzette ed e di “bamboline col culo che gli s’arrossa veramente” Panariello sbraca. E telefonato appare  il dialogo con Micaela Ramazzotti sul valore orrorifico delle fiabe, mentre un imbarazzato avvocato Taormina interviene leggendo il codice penale. Tutto questo casino ha battuto uno Stendhal odoroso di sesso su Raiuno. Non ce lo spieghiamo, nè vogliamo farlo...


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