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Presunto colpevole in onda la malagiustizia

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Presunto colpevole in onda la malagiustizia
Terribili. Le storie delle vittime di errori giudiziari in Italia sono storie terribili di vite spezzate, che di solito scivolano nelle trenta righe in cronaca, perché prive di appeal mediatico.

Quindi, seppur ansiogena e un tantinello drammatica l'operazione Presunto colpevole (Raidue mercoledì ore 23.15) , che indaga sui casi di malagiustizia era necessaria. Per esempio, l'esperienza di Giuseppe Gulotta, arrestato all’età di soli 18 anni e accusato di avere partecipato alla strage di due carabinieri, massacrati a colpi di pistola, per poi essere stato assolto dopo 21 anni di carcere, per non aver commesso il fatto ci ha impressionato. Dalla giostra di interviste ad avvocati, alla seconda moglie che come una paziente Penelope ne ha atteso per anni la scarcerazione, al figlio e allo stesso Gulotta invecchiato finalmente sullo sfondo di un mare azzurro, è uscita la ferra volontà di un uomo che invece di darsi latitante ha “creduto fino in fondo nella verità della giustizia e nella legge” subendo come Socrate il proprio destino (anche se nel caso di Gulotta è finita meglio).

Ci ha colpito anche il secondo caso, in Toscana, di Roberto Giannoni, impiegato di banca portato via all’alba, in manette, dalla sua casa senza sapere- come l'eroe ignaro del Processo di Kafka- di essere stato imputato di associazione mafiosa e traffico d'armi e rapina. Non ci tornerà più per sei anni, a casa; e i genitori moriranno uno dopo l'altro di crepacuore (“per la vergogna non uscivano di casa. I magistrati dovrebbero chiedere scusa davanti alla loro tomba”) . Terribile. E ci ha frastornato il caso di Maurizio Lauricella, finito paradossalmente all'Ucciardone perché il fratello tossicomane, arrestato, dava alla polizia le generalità del congiunto. Presunto colpevole è un programma necessario, appunto; e cucito su storie di poveri cristi dimenticati -belli i servizi, anche se talora lenti-. Se proprio bisogna trovargli una pecca, questa è la dramatization. Ossia la presentazione e il lancio dei servizi ambientati in una falsa radio con un falso dj che parla di drammi veri con la voce drammaticamente finta del Jack Folla di Alcatraz. Il dj interpola i servizi giornalistici, li esaspera coi toni che aveva Howard Stern nelle sue cronache radiofoniche da New York. Ma è un attore, e la sua finzione finisce per attenuare la verità dei cronisti.

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    24 Marzo 2012 - 18:06

    Ha ragione, ma quello è un altro tema. qua si parla di gente davvero innocente che in galera c'è stata sul serio. fs

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  • Alberto4321

    23 Marzo 2012 - 11:11

    In questo articolo vi siete dimenticati i casi attuali, come Erba, Avetrana e altri, nei quali, in questo momento, innocenti vengono messi alla gogna e usati in tutti i modi, in una fiera di tutte le miserie umane. Il fine del caso mediatico, nel quale la vittima, in alcuni casi, potrebbe essere addirittura stata scelta e sacrificata allo scopo, in una versione moderna della "strage di Stato", servono a riempire il palinsesto in tutte le ore del giorno, sostituendo le notizie delle guerre di aggressione. Il caso mediatico è, in sostanza, la solita leccata di culo allo straniero, che supera ogni limite. Castagna gira in tourne le parrocchie della penisola a "perdonare" Rosa e Olindo, con parroci e fedeli che si commuovono. Avanti di questo passo il plastico di Bruno Vespa finirà sugli altari delle chiese, e tutti lo adoreranno. Amen

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