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Paladin, la prima app per lo scambio di oggetti tra privati

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Paladin, la prima app per lo scambio di oggetti tra privati

Aprite lo sgabuzzino e recuperate subito quell’avvitatore elettrico che avete usato due volte dopo l’acquisto. Non ci sono più mobili da montare, eppure lo tenete lì, chissà possa sempre servire. Ecco è arrivato il momento, quell’oggettino potrebbe farvi guadagnare qualche euro grazie alla app Paladin, che aiuta il prestito di oggetti tra privati.

Come funziona
Una volta scaricata sullo smartphone, sia con iOs che Android, basterà creare il proprio profilo e scegliere se affittare qualcosa o darla in prestito. Una delle prime cose che può venire in mente è appunto l’avvitatore elettrico, o un attrezzo per piccoli lavori in casa. Su Paladin però può esserci di tutto, dalla tavola per snowboard fino alle macchine fotografiche reflex. Già ora ci sono oltre 700 oggetti messi a disposizione dai 500 utenti tra Milano e Berlino, le due città in cui il progetto ha mosso i primi passi.

E se mi fregano?
Ecco proprio sulle reflex più di uno può storcere il naso. Come faccio a prestare un oggetto così costoso a uno sconosciuto? Chi ha perso fiducia nell’umanità - a buon ragione - può almeno contare sul meccanismo di garanzia di Paladin. L’affitto di un oggetto non ha solo un costo quotidiano, ma anche una cauzione che sarete liberi di stabilire in base al valore dell’oggetto. È finita la pacchia per quegli amici che tengono in ostaggio le vostre cose da anni.

Sì ma i soldi?
Non c’è scambio di contanti al momento dell’affitto, Paladin si basa sul sistema di pagamenti Stripe. La scelta dei quattro 30enni fondatori (quei tre che sorridono erano alla presentazione milanese, uno era assente) è ambiziosa e indubbiamente tra le più affidabili, ma è connaturato a questa scelta che tutti gli utenti over 50 meno pratici dei pagamenti digitali (per non parlare dei 30enni) potrebbero essere scoraggiati dall’uso della app.

di Giovanni Ruggiero
@juan_r

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Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero è redattore di liberoquotidiano.it. Nato nel 1983, si interessa di tecnologia e innovazione e ne parla soprattutto a chi lo chiama quando gli si impalla il computer. Scrive di digitalizzazione della PA, di sharing economy, di app che svoltano la giornata, di futuro. È su Twitter come @juan_r

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