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La finiamo qui

Cara Stella, ti chiedo scusa

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Cara Stella, ti chiedo scusa

Ho riflettuto a lungo se replicare alla risposta di Stella Pulpo sulla mia provocatoria recensione del suo (bel) libro. Riconosco che il tempismo non è il mio forte, ma ho avuto da fare. Dopo aver letto il post su Memorie di una vagina, ho ricevuto diversi messaggi di amici e parenti che hanno dimostrato una grande trasversalità di genere: una nutrita platea delle persone che stimo mi ha istigato a reagire d'orgoglio, una minoranza che stimo spesso anche di più a chiedere addirittura scusa.

Beh io cara Stella ho deciso di chiederti scusa. Mi scuso se ho insinuato che tu fossi una Yuri Chechi dei sentimenti, anche se nel testo è chiaramente riferito alla protagonista del tuo libro, anche se su Whatsapp prima della tua risposta mi è sembrato che avessimo chiarito questo dettaglio. Quelli bravi dicono che le generalizzazioni sono sempre sbagliate, senza di esse però io e te faremmo un altro mestiere. E quindi mi scuso per aver considerato le trentenni contemporanee croniche insicure che si crogiolano nell'esserlo, anche se tu sei riuscita a tirar fuori il precariato, le novità tecnologiche, l'incertezza di diventare donna in un periodo così complicato. Sarei curioso di sapere se storicamente sia mai esistito un periodo semplice da vivere e uguale a se stesso per intere generazioni.

Mi scuso perché ho ingabbiato una generazione di giovani donne in un cliché che evidentemente non ha nulla a che fare con loro. Non tutte assolutamente considerano il partner un potenziale fedifrago, un minus habens che passa da figlio a compagno senza soluzione di continuità. Esistono coppie felici, persone di sesso diverso che si rispettano e si amano davvero, le conosco e le osservo con costante ammirazione. Anche se vorrei ringraziare le signore - o giovani donne - che hanno commentato il post sulla tua pagina Facebook, quelle che mi danno del raccomandato, del frustrato o dell'analfabeta funzionale (condizionato dal posto in cui lavoro): in pochi minuti sono riuscite a darmi ragione su ogni punto, e anche per questo mi scuso.

Mi scuso perché se c'è una cosa che una lunga relazione mi ha insegnato e le amiche che mi stanno vicino, nonostante la mia persona, è saper riconoscere i grandi limiti del genere maschile. Ci mettiamo anni a capire come non farvi soffrire, abbiamo un talento innato per riuscirci puntualmente. E hai quindi solo ragione quando scrivi che è tutto un percorso in salita e che si impara a fatica dagli errori. L'ho scritto a chiare lettere che il tuo romanzo è tutto questo, anche se sintetizzato brutalmente, perciò mi scuso per non essere stato chiaro nello spiegare ai lettori - alle lettrici non ce n'era bisogno - quando fosse importante leggere il tuo libro, nonostante la copertina fucsia, nonostante la protagonista non apparisse come un modello da cui prendere ispirazione. Fusqa è un manuale di sopravvivenza per tutti quelli che si illudono di poter vivere da soli, perché da soli per un po' si starà anche bene, ma alla lunga a mala pena si sopravvive. Quindi mi scuso ancora con te, anche se vi appendete a ogni pretesto, anche se a uno schizzo d'acqua rispondete con una fucilata al petto, anche se ci date torto quando vi diamo ragione.

di Giovanni Ruggiero

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Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero è redattore di liberoquotidiano.it. Nato nel 1983, si interessa di tecnologia e innovazione e ne parla soprattutto a chi lo chiama quando gli si impalla il computer. Scrive di digitalizzazione della PA, di sharing economy, di app che svoltano la giornata, di futuro. È su Twitter come @juan_r

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