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App Salvadanaio, come risparmiare anche se avete le mani bucate

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App Salvadanaio, come risparmiare anche se avete le mani bucate

Per questo Natale è andata, i soldi sul conto corrente sono praticamente svaniti a metà mese, i regali anche quest’anno ci toccherà farli alla Befana, accampando scuse fantasiose sul fatto che per noi è tradizione così o che secondo noi la vecchina sulla scopa merita il giusto riconoscimento rispetto al ciccione barbuto che viaggia sulla slitta decappottabile. La verità è che sono finiti i soldi nel momento meno opportuno, come succede quasi sempre, come succede alla vigilia dei saldi, del Black Friday e del compleanno di moglie/marito, amante, compagna/o e parentela varia.

La sequela di insulti ogni anno è sempre la stessa: “Hai le mani bucate… ma che ci fai con lo stipendio?... così impari a prendere tutte quelle multe… la finisci di comprare puttanate su Amazon?” e via così a fare il fegato grosso fino al cenone di Capodanno.

Noi lo sappiamo che non è vero niente, che nessuno ci capisce, anzi non ci capiamo bene neanche noi stessi. La verità è che non vogliamo ammettere di avere un’enorme lacuna personale, ci manca la cultura finanziaria e non sappiamo resistere alle tentazioni. Siamo casi disperati perché i consigli altrui ci fanno solo saltare i nervi, quelli che vogliono insegnarci a gestire i nostri soldi ci sembrano la mamma che, dopo aver giocato a pallone per strada in pantaloncini e a mezze maniche sotto la pioggia in pieno inverno per tre ore, ti rinfaccia quel “te lo avevo detto che ti ammalavi” mentre butti fuori anche l’anima nella tazza del cesso.

La strada per salvezza, o almeno per evitare di rivolgerci a loschi personaggi avvezzi alla riscossione dei crediti spezzando pollici e rompendo ossa, passa per noi stessi, più precisamente dalla presa per il culo di noi stessi. Lo sappiamo benissimo che l’unico modo per mettere da parte un po’ di soldi è mettere da parte un po’ di soldi. Eh sì, facile così.

Il salvadanaio è la chiave di volta, dimenticate il porcellino di terracotta, o il barattolo di latta con la fessura per le monete, tanto lo sappiamo che sotto c’è il tappo (che pure quella fessura non è mica così difficile da allargare eh). No, non basta, ci ricascheremmo peggio dei tabagisti che credono di poter smettere di fumare.

L’unico modo è la presa in giro, si diceva, farci togliere il denaro da sotto il naso, non dobbiamo accorgercene, non dobbiamo averne coscienza finché non arriva la sorpresa, per molti di noi finora inedita: “Ca**o ho dei soldi da parte”.

Nel sempre più vasto panorama di soluzioni che oggi esistono, spesso anche all’interno della piattaforma che la nostra banca ci offre per la gestione del conto corrente, ne ho individuate due particolarmente efficaci. Sono due app, Oval Money e Gimme5, le illustrerò a grandi linee, tanto tra di noi lo sappiamo: quelli che vogliono insegnarci a gestire i nostri soldi…


OvalMoney
Una volta collegato un nostro conto corrente alla app con un procedimento guidato, possiamo decidere se permettere a questo salvadanaio di prelevare una cifra fissa ogni settimana, oppure “tassare” ogni operazione che facciamo con le nostre carte. Possiamo ad esempio impostare il sistema in modo che prenda dal conto 1 euro (o più) per ogni alcolico che consumiamo, o una percentuale di quanto ci hanno scucito dal portafoglio per pagare la spesa al supermercato. OvalMoney riconosce e assegna al pagamento una categoria, se paghiamo con la carta in un bar assegnerà a quell’operazione la categoria “Cibo e bevande” e via così.

Ogni impostazione è modificabile in qualsiasi momento, dopo la prima settimana potremmo renderci conto di esserci “tassati” troppo, quindi possiamo rimodulare gli “steps”, così vengono chiamati i tipi di “tassazione” per ogni operazione”, in base alle nostre esigenze. È un meccanismo che ci fa risparmiare passo dopo passo, a piccole dosi, quasi fuori dal nostro controllo. Il che per quelli come noi spesso aiuta. Dopo qualche settimana, vedere pieno il salvadanaio può dare anche una sorta di piacere fisico. E se vogliamo svuotarlo in parte o del tutto, anche questo salvadanaio come quelli di latta che avevamo da bambini ha il suo tappo: basterà prelevare la cifra che vogliamo, nel giro di poche ore (al peggio un giorno) i soldi torneranno sul conto.


Gimme5
Gimme5 prova a farci risparmiare provando a dare un senso alla nostra esistenza. Anche in questo caso bisogna naturalmente registrarsi e collegare un conto corrente. Una volta dentro, la app ci permette di decidere uno o più obiettivi, il tempo in cui vogliamo raggiungerli e la cifra da mettere da parte. Saremo sempre noi a stabilire quanto denaro mettere da parte periodicamente e questo andrà a finanziare i nostri obiettivi.

Una volta diventati provetti risparmiatori, Gimme5 ci permette di diventare anche piccoli investitori. La app infatti permette di investire anche piccole cifre, da 5 euro in su, su tre profili diversi, dal più “dinamico” (interessi potenzialmente più alti, ma con maggior rischio) a quello più stabile (interessi più bassi, ma con minor rischio).

di Giovanni Ruggiero

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Commenti all'articolo

  • marcadabollo

    07 Gennaio 2018 - 00:12

    Giá in app, un software collegato al mio conto corrente che mi scala un tot impostato precedentemente, mi da pensieri. Se un hacker si sveglia e ne individua un eventuale bug? Da addetto ai lavori non mi ispirano molto queste idee su app. Abbamo visto rubare accessi a grandi colossi, info su utenti e quant' altro. No, mi spiace ma preferisco modi piú tangibili e non collegati a un app.

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  • fabptt

    fabptt

    14 Dicembre 2017 - 07:07

    pago tutto in contanti è ho tutto sotto controllo, non mi serve ne facebook che mi sono disinstallato da subito, ne nessun social, ne il cellulare, ne le ap, ne le carte di credito.

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    • giovaruggiero

      15 Dicembre 2017 - 08:08

      è un miracolo che sia arrivato su questo sito allora, grazie

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Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero è redattore di liberoquotidiano.it. Nato nel 1983, si interessa di tecnologia e innovazione e ne parla soprattutto a chi lo chiama quando gli si impalla il computer. Scrive di digitalizzazione della PA, di sharing economy, di app che svoltano la giornata, di futuro. È su Twitter come @juan_r

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