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Terremoto Emilia Romagna

Dentro la scossa

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Dentro la scossa

 La scossa, quando arriva, ti mangia la testa. Hai la nausea, come se fossi in barca. Ma senza il mare. Solo nausea e una strana sospensione. E adesso? Niente di quello che valeva fino a un secondo prima (il sonno, la colazione, il lavoro, un bicchiere in mano, una credenza, una sedia, il tuo spazio nel mondo, la consistenza delle persone vicino a te) vale più. La paura ti lancia di sotto. Mezzo nudo, privo di difese. Ma il peggio arriva dopo. La nausea resta. E la paura, fin lì istintiva, una reazione di sopravvivenza, diventa consapevole. Siamo tutti sani e salvi? Ci sarà un’altra scossa? La casa è ancora in piedi? Stanno bene le persone che amo? E poi la paura si trasforma in incertezza. Perchè se finora tutto è andato bene, fra un minuto potrebbe andare male. Il tremore ti entra nella testa. E vedi tutto tremare. Ti si svela la precarietà di tutto. Di quello che, finora, ti pareva inossidabile, solido, sicuro. La tua vita, innanzitutto. Poi la vita delle persone amate, la casa, il lavoro, la città, le chiese, i luoghi dove hai vissuto e che guardavi come fossero eterni.

Sono a Ferrara. La mia città. Ero qui questa mattina quando la terra ha ballato. Due volte. Questa è una terra dove contano le cose solide. Poche storie, fatti. C’è un vecchio detto che recita così: nella vita valgono tre cose, rigorosamente in questo ordine: la macchina, il cibo, la donna. E non è una scala casuale. Si va da quello che ha più consistenza materiale a quello che ne ha meno. Perchè la materia è sicurezza. Allora la macchina è prima perché è godimento puro di materia. Il cibo, sì, è materia. Ma nel piacere del mangiare c’è qualcosa di spirituale. Infine la donna: eros, quindi attrazione dell’oggetto, e poi altro. In quest’ordine c’è l’anima di questa terra. Assetata di realtà. Purchessia. La macchina. O la vita nella sua consistenza più reale, vera.

Il terremoto attenta a questa secolare concezione di sé, del mondo. Cosa regge, ora? Se la materialità dell’esistenza si sbriciola, se la scala di valori tramandata da generazioni, è terremotata, cosa resta? Dentro questa materialità sacralizzata, a volte idolatrata, c'è il lavoro. Per questo le morti nelle fabbriche, l’accortocciarsi dei capannoni e i morti sotto, sono un altro colpo al cuore. Perché qui il lavoro è la fibra di ciascuno. Non il lavoro per il lavoro, come nel calvinismo brianzolo. O per un dovere etico, come nel moralismo veneto. Qui il lavoro è per qualcosa. I soldi, il benessere, comprarsi “il motore”, la realizzazione di sé. Perderlo, vederlo inghiottito dalla terra che trema, è perdere sé.

“Quando finirà?”, si chiedevano tutti oggi. In città, sulle mura, in piazza. “Dicono che continuerà…”, era l’altra frase di tutti. Dentro un’incertezza paurosa che qui non si è mai vista. Perché è gente abituata a sfidare la natura, il tempo, perfino Dio. Mentre ora sembra di essere tutti minuscoli. Senza forza.

E la normalità è sospesa. Niente cinema, ristoranti vuoti, cancellati i concerti, le iniziative. Questo è il tempo delle sagre. Anche quelle, da oggi, sono cancellate. Una terra che più godereccia non si può, non ha più voglia di godere. Così il terremoto si mangia anche la vita che resta. Meglio: questa vita, con le travi e i pilastri costruiti da noi. Mi viene in mente l’11 settembre. A New York, nelle settimane dopo quel giorno, la sensazione era simile. Nessuno andava nei negozi, al cinema, nei fast food. Il terremoto fa lo stesso. Solo che l’origine del terrore è la natura.

Ma come dopo l’11 settembre, così ora, la paura non vince. Non vincerà. Più forte del terrore è la scoperta, già oggi, di essere legati. Al vicino di casa che normalmente ignoro. All’amico che non sentivo da una vita. Agli estranei, perfino a quelli sì. Se il movimento della terra tende a dividere, squarciando il suolo e le nostre costruzioni ideali o materiali, un altro movimento, uguale e contrario, tende a unire. Sembra debolissimo, inconsistente. Ma è forte. E, io credo, vincerà. Sta già vincendo.

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Commenti all'articolo

  • sparviero

    22 Luglio 2012 - 22:10

    Le speranze vanno sempre più affievolendosi. tanti, troppi ancora sotto le tende. fabbriche che stanno aspettando da tempo denaro dallo stato per riprendere le attività. Il giorno 20-7-2012 nella mattinata ascoltavo la radio in auto,Rai1 un servizio sulla situazione nelle zone terremotate dal quale risultava evidente il totale abbandono dello stato. Solo volontariato,aziende che tentano di ripartire solo con le proprie forze. Stato assente. Tante visite, fatti pochi. Grazie Monti, ho ancora il ricordo del terremoto in Abruzzo, mi è sembrato molto più seguito e organizzato, perlomeno abbiamo visto case costruite e consegnate in breve tempo. L'inverno è alle porte. Bertolaso dove sei? Berlusconi dove sei? Case da consegnare ai terremotati non mi sembra di vederne in costruzione.

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  • sparviero

    26 Giugno 2012 - 21:09

    Oggi 26-6 2012 il Papa ha visitato le zone terremotate. Gli sfollati sono ancora dentro alle tende, gli aiuti veri e propri in denaro e mano d'opera non si sono ancora visti. La ripresa del lavoro è ancora praticamente ferma e la protezione civile, se non ci fossero i volontari è praticamente assente. Ricordo il terremoto dell'Aquila, credo di rimpiangere Bertolaso. In Italia se non fai la voce grossa non ti ascolta nessuno. Il tempo passa in fretta, l'autunno e l'inverno non sono poi così distanti. Speriamo.

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  • sparviero

    10 Giugno 2012 - 15:03

    Ho visitato di recente le zone dove il terremoto ha causato purtroppo danni e morti. S. Agostino. Mirabello, Buonacompra. Io sono nato a Mirabello, battezzato nella Chiesa di S.Paolo. Vedendola ho avuto una stretta al cuore, ma il pensiero va oltre, alle persone che hanno perso la vita e i loro averi. La gente: carattere forte, grandi lavoratori pronti a ricominciare senza paura, pari alle formiche quando un temporale distrugge il loro nido. Speriamo che lo stato dia il suo aiuto al più presto.

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Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.

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