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Maxxi frenata della Melandri per il Maxxi stipendio. Travolta dalle polemiche rinvia la decisione a settembre. Il cda costretto a difendere la presidente.....

L'ex deputata del Pd, dopo cinque legislature in parlamento, è stata sistemata dall'ex ministro Ornaghi alla guida del museo della Capitale. "Lavorerò gratis", aveva detto. E ora si rimangia tutto

La struttura dedicata alle arti del ventunesimo secolo è stata trasformata in Fondazione e per questa ragione, secondo la Fatina bionda della sinistra, il presidente percepirà il compenso
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

la Melandri sul suo scranno alla Camera, Dopo 5 mandati non sarebbe stata rieletta

Nel suo curriculum anche l'esperienza di ministro dei Beni culturali

Provate per un attimo a chiudere gli occhi immaginando la fatina bionda Giovanna Melandri alla guida di un’auto sportiva, invece che del Museo nazionale delle arti del Ventunesimo secolo della Capitale. Con una Maxxi frenata come quella di ieri, con la quale l’ex ministra ha annunciato il congelamento del varo del proprio stipendio dopo aver venduto al mondo la novella del «lavorerò gratis», sarebbe finita fuori strada. Invece si è limitata a parcheggiare su un binario morto, magari sino a settembre o a fine agosto, quando nessuno se ne accorge, il varo del proprio emolumento. Che arriverà, come l’autunno e l’inverno. Del resto è stata lei stessa ad ammetterlo. «Stipendio che, ribadisco per l’ennesima volta», ha scritto la Melandri nella piccata lettera di risposta al Corriere della Sera che ha rilanciato il caso, «potrei percepire ormai da mesi in virtù della nuova condizione giuridica del Maxxi (e non di un mio ripensamento) e a fronte di un lavoro quotidiano intensissimo, ma che, come più volte ho pubblicamente dichiarato, percepirò solo a partire dal prossimo autunno, per tener fede a una parola data». Già la parola data. Quale? L’unica affermazione nota, come hanno scritto tutti i giornali del mondo - Libero compreso - è quella pronunciata dalla fatina bionda nel salone del Mibac nel giorno del suo insediamento, accanto all’allora ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi. «Il mio compenso sarà di 90 euro l’anno. Sono qui per un processo di rilancio», disse la Melandri. Né prima né dopo ha mai affermato che il suo impegno gratis sarebbe durato solo un anno. Mai. In difetto, dunque, non siamo noi, ma lei, tanto da correre ai ripari con una Maxxi frenata. Del resto la scelta di accasarsi alla guida del Museo nazionale non fu certo per uno scopo filantropico, ma squisitamente politico. Dopo cinque legislature passate a Montecitorio la Melandri non sarebbe stata ricandidata dal Pd - la nomina è avvenuta alla metà di ottobre del 2012 - e come insegna la storia di Walter Veltroni, di cui è sempre stata fedele alleata, l’ex ministra pensò bene di aprire l’ombrello prima che iniziasse a piovere, accomodandosi al Maxxi. Sin qui la storiella della fatina bionda innamorata della causa, al punto da farlo. gratis. Ma siccome anche le favole più belle hanno un retrogusto amaro, ieri c’è stata la Maxxi frenata, che conferma invece di smentire. «Il Cda del Maxxi», che si è riunito ieri, non ha approvato «nessuna delibera sul compenso della presidente». Ad oggi l Melandri, prosegue la nota, «continua a non percepire un compenso», nonostante il nuovo status di ente di ricerca della Fondazione Maxxi lo consentirebbe. E quindi è solo questione di tempo. Magari quanto basta per far passare la bufera che ha investito la fatina bionda. E la Melandri, non avendo altre frecce al proprio arco, ha pensato bene di querelare Dagospia «per le notizie infondate e diffamatorie che continua a divulgare a danno della sua persona e dell’istituzione». «Sarà solo un piacere andare in tribunale per sgonfiare il bluff Melandri», ha replicato Roberto D’Agostino. Per quella udienza solo posti in piedi in tribunale...

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