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BARAONDA BANCARIA

Il governo incassa da Bruxelles il via libera alla bad bank, arriva un regalo da 40 miliardi per le banche italiane

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Il governo incassa da Bruxelles il via libera alla bad bank, arriva un regalo da 40 miliardi per le banche italiane

Francesco De Dominicis

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Se le garanzie per la bad bank le metterà sul piatto il Tesoro - come ha assicurato ieri l’ad della Cassa depositi e prestiti, Fabio Gallia - allora l’aiutino pubblico per le banche è più che mai confermato. L’alleggerimento dei bilanci bancari dal peso delle sofferenze arriverà col sostegno dello Stato. La fiche si aggira attorno ai 40 miliardi di euro: un bel gruzzoletto, in assenza del quale gli istituti di credito sarebbero costretti a trasformare in perdite secche prestiti che non verranno mai rimborsati. Il via libera finale Bruxelles è arrivato ieri in tarda serata dopo un vertice fiume tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il commissario Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Ok alla versione «light» con un intervento leggero dello Stato e una garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs). Nasceranno più bad bank: tanti soggetti individuali sostenuti appunto dal Gacs. "Così non è aiuto di Stato illegittimo" ha detto Vestager.

I dettagli, come ha detto Padoan, soddisfatto al termine di un negoziato lungo più di un anno, saranno noti nelle prossime ore: in ogni caso pagherà pantalone. In attesa dello «strumento» garantito dal Tesoro spuntano iniziative private. Ieri, a esempio, è stata annunciata la nascita della prima bad bank privata grazie a un accordo tra Prelios Credit Servicing e Banca Akros. Del resto la massa di crediti deteriorati è enorme: tra i 200 e i 350 miliardi secondo le diverse «interpretazioni» dei bilanci degli istituti. L’urgenza di liberarsi della spazzatura finanziaria è enorme: la speculazione in Borsa è ancora forte. Ieri piazza Affari ha chiuso in territorio positivo (+1,5%): alcuni titoli del settore bancario sono scattati in avanti, ma Mps continua a soffrire (-3%).

Dalle banche cattive a quelle buone. Cioè le good bank nate dalle ceneri di Marche, Ferrara, Chieti ed Etruria. Lunedì il presidente, Roberto Nicastro, ha ricevuto una decina di offerte e ora le sta scremando per ragionare solo sulle migliori: la cosiddetta short list sarà resa nota nei prossimi giorni. Questa fase della procedura si è chiusa con un esito «più che soddisfacente». L’intenzione è vendere in blocco i quattro istituti «risolti» dalla Banca d’Italia il 22 novembre. Tuttavia, verranno valutate anche proposte «divise»: in questa direzione si è mossa la Popolare dell’Emilia Romagna che ha avanzato la manifestazione d’interesse per CariFerrara, la più piccola delle banche salvate. A bussare alla porta di Nicastro sarebbero arrivati anche gruppi stranieri, forse tra i più interessati alla partita. Con Intesa e Unicredit autoescluse, di banche italiane capaci di fare shopping non ce ne sono molte. Anche perché a Ubibanca potrebbe essere chiesto di salvare il Monte dei paschi di Siena dopo aver «preso» pure Bpm. Nelle scorse settimane era circolata l’ipotesi di un interesse di Cariparma (che però è dei francesi del Credit Agricole) per Banca Marche. Ma gli addetti ai lavori si erano concentrati soprattutto a scrutare le mosse di avvoltoi stranieri come Apollo Global Management, Centerbridge Capital Partners e Anacap Financial Partners. Quelle quattro banche, del resto, ripulite dalle perdite a danno di azionisti e obbligazionisti subordinati, sono diventate dei gioiellini su cui buttarsi a capofitto.

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Francesco De Dominicis

Francesco De Dominicis

A Libero dal 2007, è in forza alla redazione di Roma dove si occupa di economia e soprattutto di banche. Il nome di questo blog, Baraonda bancaria, è ripreso dal titolo di un libro scritto nel 1960 da Alberto de' Stefani nel quale l'autore racconta la sua esperienza nel salvataggio del Banco di Roma negli anni 20: è la storia di intrecci politici e gestioni fuori legge. Dopo un secolo, nell'industria finanziaria italiana, non sembra cambiato granché.

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