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Complimenti per la trasmissione

Report, la Consulta e la mia ernia iatale

Indagine impossibile sui giudici dell'Alta Corte

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Corte Costituzionale

Il caso della Consulta a Report

L’ho scritto io? Non mi ricordo, l’ho scritta tempo fa; ho scritto delle sentenze senza essere d’accordo...».

Così risponde al giornalista Giuliano Marrucci, con un sorriso spiazzante, il napoletanissimo presidente emerito della Consulta Giuseppe Tesauro (nella foto) alla domanda sulla dichiarata incostituzionalità della pensioni d’oro. Il giovane collega Mannucci, nel confezionare l’istruttivo reportage La Gran Corte (Report, domenica, Raitre prime time) deve averci guadagnato se non un’ulcera, almeno un travaso biliare o un reflussino gastrico. Già fare un’inchiesta sulla Corte Costituzionale è impresa omerica. Poi parlare con gli (ex) magistrati emeriti diventa sforzo junghiano. «In Germania i giudici della Corte Costituzionale guadagnano 180 mila euro lordi, l'anno. Negli Usa 220.000 e in Spagna 140.000. in Italia ne guadagnano 360.000, anche se in ufficio vanno di solito appena 3 giorni ogni 2 settimane e anche se molti di loro cumulano allo stipendio anche una o più pensioni, nonostante una legge del ‘53 lo vieti . Cosa fanno i giudici italiani per guadagnare i doppio dei tedeschi e il triplo degli spagnoli? » chiede Marrucci con l’accento toscano che tradisce l’ebollizione. E un altro emerito, il Presidente Annibale Marini, un signore claustrale che parla unendo spesso le mani, come in preghiera, candidamente risponde: « Però il costo della vita in Germania è A, in Italia è B, in Spagna è C...». Appunto, dice Marrucci stizzito. E Annibale, alla successiva domanda sulla terzietà dei giudici pacatamente ribatte: «Bah, cosa vuole i giudici sono uomini, si lasciano influenzare un po’ da tutto...». Poi c’è l’emerito Paolo Maddalena che al quesito sugli stipendi aumentati dal governo Berlusconi di 3500 euro al mese netti (mal gliene incolse...) sospira: «è un lavoro peantissimo e di altissima qualità». Come se tutti gli altri facessero un lavoro inutile e un po’ di merda. Marrucci è paonazzo, urla le domande. Poi un costituzionalista afferma che, dato che il Parlamento non ha eletto i suoi, dei 12 giudici in carica, « se uno si ammala tutto si blocca». Marrucci è incazzatissimo, le vene gli pulsano. E al quel punto le sentenze della Consulta - sugli autovelox, sui dirigenti dell’Agenzia dell’Entrate illegittimi, sulla Tobin Tax- passano in secondo piano nella surrealtà fastidiosa dell’insieme. Bel pezzo. Ma non so a Marrucci. A me è venuta una puntina di ernia iatale...

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