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Complimenti per la trasmissione

Quel "Paradiso per signore" una tantino prevedibile

La nuova fiction di Raiuno da Zola

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Il paradiso delle signore

Fiction da grande magazzino

La nuova fiction di Raiuno da Zola

Al paradiso delle signore (Au bonheur des dames) è pura antropologia culturale. Trattasi d’un fantastico polpettone che, nel 1883, Emile Zola consegnò alla gloria della posterità che si sarebbe di lì a poco al culto sociale del grande magazzino.

Al cine e in tv ha avuto qualche discreto remake come Il tempio delle tentazioni di Julien Duvivier negli anni 30 e una serie della Bbc; e ha prestato parecchi spunti narrativi a prodotti come Velvet o Mr.Selfdrige. Nell’originale la protagonista era Denise che dopo l’improvvisa morte dei genitori, negozianti, abbandona Valognes, città natale, per trasferirsi a Parigi con i fratelli più piccoli . In questa versione, Il paradiso delle signore (Raiuno, lunedì, prime time) l’eroina si chiama Teresa; scopre che il fidanzato machista la cornifica con la moglie del farmacista; mette il fedifrago in mutande, umiliandolo, nella piazza del paesello; e se ne scappa a Milano dallo zio mercante di stoffe il quale è in grande difficoltà proprio a causa dell'apertura del magazzini « Paradiso per signore» e viene arrestato per aver incendiato un furgone. Poi c’è una staoria d’amore che l’attraversa che non vi sto a dire. Una trama tipica dei feuilleton ottocenteschi. .

Teresa, una sorta di Giovanna d’Arco agli albori del consumismo di massa, entrarà come comessa in questa sorta di Rinascente letteraria, imparerà ad emanciparsi, a stare in società, a gestire il tempo nelle pause pranzo, a vendere cappellini terribili a sciure ancor più terribili come un trader di Mediolanum: «Signora, le sta proprio come Audery Hepburn in Guerra e pace, l’ha mai vista?»; «No», risponde la sciura «però ho visto le foto su Oggi...». Teresa impara perfino a «camminare come si deve», basculando nei corridoi con un libro in testa, mentre il padrone le suggerisce: «Si fidi delle sue gambe, braccia ferme, sguardo alto segua una linea immaginaria», che a pare più che altro un consiglio metafisico allo sceneggiatore stesso di questa fiction telefonata che pare scritta da un Teodosio Losito (quello dei polpettoni con Grako e l’Arcuri) meno colto.

Ripeto: puro feuilleton. Carolina Invernizio senza l’elemento misterico, che ha visto i film di Amedeo Nazzari. Un racconto prevedibile che dà la sicurezza di un maglione di lana, appunto da grande magazino. C’è a chi piace. A me no...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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