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Complimenti per la trasmissione

Quel "Paradiso per signore" una tantino prevedibile

La nuova fiction di Raiuno da Zola

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Il paradiso delle signore

Fiction da grande magazzino

Al paradiso delle signore (Au bonheur des dames) è pura antropologia culturale. Trattasi d’un fantastico polpettone che, nel 1883, Emile Zola consegnò alla gloria della posterità che si sarebbe di lì a poco al culto sociale del grande magazzino.

Al cine e in tv ha avuto qualche discreto remake come Il tempio delle tentazioni di Julien Duvivier negli anni 30 e una serie della Bbc; e ha prestato parecchi spunti narrativi a prodotti come Velvet o Mr.Selfdrige. Nell’originale la protagonista era Denise che dopo l’improvvisa morte dei genitori, negozianti, abbandona Valognes, città natale, per trasferirsi a Parigi con i fratelli più piccoli . In questa versione, Il paradiso delle signore (Raiuno, lunedì, prime time) l’eroina si chiama Teresa; scopre che il fidanzato machista la cornifica con la moglie del farmacista; mette il fedifrago in mutande, umiliandolo, nella piazza del paesello; e se ne scappa a Milano dallo zio mercante di stoffe il quale è in grande difficoltà proprio a causa dell'apertura del magazzini « Paradiso per signore» e viene arrestato per aver incendiato un furgone. Poi c’è una staoria d’amore che l’attraversa che non vi sto a dire. Una trama tipica dei feuilleton ottocenteschi. .

Teresa, una sorta di Giovanna d’Arco agli albori del consumismo di massa, entrarà come comessa in questa sorta di Rinascente letteraria, imparerà ad emanciparsi, a stare in società, a gestire il tempo nelle pause pranzo, a vendere cappellini terribili a sciure ancor più terribili come un trader di Mediolanum: «Signora, le sta proprio come Audery Hepburn in Guerra e pace, l’ha mai vista?»; «No», risponde la sciura «però ho visto le foto su Oggi...». Teresa impara perfino a «camminare come si deve», basculando nei corridoi con un libro in testa, mentre il padrone le suggerisce: «Si fidi delle sue gambe, braccia ferme, sguardo alto segua una linea immaginaria», che a pare più che altro un consiglio metafisico allo sceneggiatore stesso di questa fiction telefonata che pare scritta da un Teodosio Losito (quello dei polpettoni con Grako e l’Arcuri) meno colto.

Ripeto: puro feuilleton. Carolina Invernizio senza l’elemento misterico, che ha visto i film di Amedeo Nazzari. Un racconto prevedibile che dà la sicurezza di un maglione di lana, appunto da grande magazino. C’è a chi piace. A me no...

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