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Complimenti per la trasmissione

Quel "Dono" di portare molte storie e parecchia angoscia

Il programma di Liorni e Perego buono ma triste

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Liorni & Perego

I donatori

La buona volontà, indubbiamente, ce l’hanno messa. Considerando che lì, in quella fascia oraria, fino a poco tempo fa, svettava la Clerici con la sua ordalia di bimbi canori; be’, con Il dono (sabato, prime time) Raiuno registra  indubbi passi avanti verso il riscatto autorale.

Il dono è un progetto astuto, parliamoci chiaro. Nasce da un’idea tipica del cinema del New Deal rooseveltiano anni 30: persone prese a sberle dalla vita trovano il riscatto grazie ad un aiuto inaspettato; e vogliono, dunque, ritrovare e ringraziare il proprio benefattore attraverso un dono-simbolo, roba che titilli loro il ricordo e la commozione negli telespettatori. E a grandi linee il suddetto scopo Il dono lo raggiunge. Le storie somministrate sembrano scritte, a sei mani, dalla Raffaella Carrà di Carramba, da Tiziano Ferro in periodo down e da Clarence . l’angelo di seconda classe della Vita è meravigliosa che per ottenere le ali deve fare una buona azione.

Da questa varia umanità si estrae di tutto. C’è Roberto, che aveva abbandonato i figli e che, grazie a un’amnesia e al dono di un’agenda, ritrova la paternità perduta (ma non tutti i figli se lo filano). C’è Adriano, ristoratore fallito e poi risorto, che porta in dono al suo benefattore egiziano un coltello usato contro le angherie della vita. C’è Paolo, strappato dallo tsunani in Thailandia che cerca il suo salvatore “George Smith” (pare la trama di un film). C’è Floriana, dipendente aeroportuale che ha permesso agli Hamos, una famiglia ebrea. di scamapre all’esodo libico del ’67. E ci sono orde di medici e carabinieri che evitano la morte a bambini incastrati in incidenti ferroviari o in equilibrio sull’orlo d’un crepaccio. Eppoi madri senza più figli, figli orfani, orfani figli di tragedie epocali o di piccole sfighe. E c’è pure da ammettere che qui la regia non è invasiva, tutt’altro, fa parlare le pause e i silenzi: con freddezza concede poco all’emotainment saturo di glucosio alla Federico Moccia, tipico di questi format. Il programma, insomma, in sè, non è male. Ma insuffla un’angoscia che non ti dico. Già c’è Report che per il nervoso mi sviluppa l’ernia iatale. Intasarmi di lacrime e antidepressivi non lo trovo un buon modo per passare il sabato sera. Però i conduttori, Perego  e Liorni,  fanno -bene- il loro lavoro. Il bravo Liorni, con la sua storia professionale di resurrezioni, è il vero emblema del format...

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