Cerca

Complimenti per la trasmissione

Agents of Shields, ovvero come sopravvivere a un mondo di supereroi

Due o tre cose sul  telefilm Marvel su Fox e Rai 4

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Agents of Shields

Gruppo di famiglia supereroica


L’episodio che ha iniziato a sconquassare il mio personale immaginario intasato dai fumetti e dai miti nordici, è stato quello in cui la supersexy dea Sif – secondo la vulgata morosa guerriera di Thor- esce dalle acque di Malaga colta da amnesia, ma all’affannosa ricerca di un alieno Kree (i Kree sono un’altra razza guerriera incazzosissima che riporta al film Guardiani della galassia); e, tampinata in spiaggia da un ragazzo spagnolo, gli rifila un possente due di picche scaraventandolo dall’altra parte della spiaggia.


Seguivano combattimenti epici con emissari di altri mondi dal color Viagra, ragazze che quando s’incavolano producono terremoti, storie d’amore e tradimenti con l’Hydra organizzazione paranazista che s’infila nei gangli del più segreto servizio segreto della Terra, mentre ogni tanto si fanno vivi gli Avengers, si respira lo spirito di Captain America e s’invoca lo spettro di Hulk. Agents of S.H.I.E.L.D.(Fox, martedì, e Rai4 domenica, prime e second time) creato per la Abc da Joss Whedon, più che un telefilm, raccontato così, sembra un’accozzaglia di storie fumettate della Marvel Comics riadattate per un cinema a basso costo. E un po’ è vero. Non vi starò qui a raccontare dell’Agente Phil Coulson uscito dagli ultimi quattro kolossal Marvel che raduna una squadra di hacker e superagenti –tra cui una bionda da urlo e una giappo campionessa d’arti marziali- per un’organizzazione governativa che fa da scudo (“Shield”, appunto) contro le ingiustizie. Non lo racconto, anche perché la trama è complicatissima. Prima si scopre che lo Shield è governato dall’Hydra; poi che esiste un altro Shield parallelo con un’altra governance; poi appaiono giovani umani superdotati che si scontrano con un popolo di Inumani supedotatissimi. E tra questo luccichio di superpoteri, eccoti Kyle MacLachlan uguale uguale a quando faceva il poliziotto in Twin Peaks che se la fa con una che cambia volto elettronicamente, peraltro un ottimo escamotage passare gli esami all’università. Detto così, ripeto, è una boiata.


Però io sono di parte. Sono cresciuto a fumetti Marvel, ho visto tutti i film di supereroi in batteria (anche se poi non me li ricordo mai), so perfettamente delle vicissitudini dalla 2° guerra mondiale dell’ex direttore Shield Nick Fury quando ancora il politicamente corretto non l’aveva trasformato da bianco modello David Hasselhoff a nero modello Samuel Jackson. Sicché sono ufficialmente un fan di Agents of Shields. Uno dei venti-venticinque, credo…

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog