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Complimenti per la trasmissione

Take Me Out, quel pulmino di Stranamore stracarico di deja vu

Il nuovo(?) programma di Real Time

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Take Me Out

Gabriele Corsi con le simpaiche sgallettate

Gabriele Corsi, un brizzolato distinto dalla conduzione molto urlata, è uno dei componenti il “Trio Medusa”; e, vedendolo all’opera in solitaria, ho intuito perché i terzetti celebri –dai tre moschettieri alle Sorelle Bandiera- per sopravvivere alla storia non si sciolgono mai.

In Take me out- Esci con me, (Real Time dal lunedì al venerdì, ore 20,10), ovvero “il format che ha già conquistato 28 paesi in tutto il mondo” anche se in pochi ne erano a conoscenza (e vorrei sapere di quali paesi si tratta, poi…), il conduttore Corsi ha rinchiuso la sua ironia dentro una gabbia luccicantissima. Take me out è la solita agenzia per single della tv commerciale. Infila uno scapolo tra trenta ragazza sgallettate, in uno studio che ricorda il leggendario Gioco delle coppie anni ’80 di Predolin; e lo fa attraverso ascensori rubati a Tale e quale. Il single di qualsivoglia formato e fattezza, si fa conoscere attraverso l’usuale clip di amici e parenti; e si produce in un’esibizione dalla consolidata mediocrità; e subisce una serie di prove ad eliminazione progressiva; e, infine, se scelto, sceglie a sua volta la sgallettata che porta a cena dove ci si parla sgomitando tra le telecamere, come a Uomini e donne. Un classico esempio del dialogo a cena è quello tra tali Miguel e Barbara. “Cosa fai?”, chiede lui; “Io sono pittrice” (sì, ma di lavoro vero? Verrebbe da chiedere…), risponde lei; o “Cosa ti piace di me?” “Il fatto che viaggi e, a parte il tuo aspetto fisico sei carino”; o “la conquisterò essendo me stesso”.

Nella puntata del dating show che mi è sfarinata sotto il naso si stagliavano tre single: Andrea, laurendo con passione feticista per la sua moto; Danny, “l’Elvis di Garlasco”, barista titolare di un figlio e di un enorme tatuaggio sulla coscia rappresentante Lino Banfi/Oronzo Canà ; e Alessandro di Falconara “se non vi conquista, hasta la vista” che di mestiere va in skateboard “d’alto livello”, ha molti capelli “strumento di seduzione”, e canta –male- Elton John. Non aggiungo altro. E neppure faccio accenno alle trenta Erinni in studio, per non incappare nella furia femminista della Boldrini. In tutto ciò, tra questi ragazzi del Grande Fratello caricati metaforicamente sul pulmino di Stranamore e lanciati all’impazzata oltre la frontiera del banale e dell’inutile, Gabriele Corsi se ne stava lì, a fare le facce, a non crederci nemmeno lui…

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