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Complimenti per la trasmissione

Di fatto, famiglie, quella guerra televisiva delle adozioni omo

L'offensiva della tv al tempo del Family Day

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Di fatto, famiglie

Tutti insieme appassionatamente...

Da «liberale, liberista, libertario e anche un po’ (ex) libertino» -direbbe Pannella- , il fatto che la televisione racconti storie di famiglie separate, adottive, omosessuali, omogenitoriali - lo considero, di solito, un’insufflata d’intelligenza, un modo penetrare il cuore sociale d’Italia. Questo, di solito.

La narrazione delle minoranze possiede sempre un suo epos. E lo dico da minoranza: laico, non coniugato con prole, con l’idiosincrasia del matrimonio. Però, visionando Di fatto, famiglie (Real Time, domenica prima serata) mi è sorta una sgradevole sensazione. Che non attiene alla confezione tecnica di questo docureality su coppie gay con figli. Per carità. Il suddetto programma è girato con paraculismo invincibile. Scorre lieve sulla storia di Simone e Roberto che, insieme da dieci anni e diventati papà grazie a due ragazze canadesi in maternità surrogata hanno dato loro le gemelle Viola, Melissa e Sofia battezzate in contemporanea mentre il  prete  sbagliava la benedizione «alle mamme» (colonna sonora di Hozier). E, lo stesso format  monta alla perfezione le vicende delle lesbiche Roberta e Chiara con le figlie e le vicine di casa tenerissime (colonna sonora di Mengoni). E sviluppa in stile Sconosciuti la vicenda di Arianna e Chiara- sorrisi, mano nella mano, di nuovo sorrisi- incinte a Barcellona, col padre di Arianna entusiasta del lieto evento (colonna sonora di Malika Ayane, però su testi del maschilissimo Nicola Di Bari, che non approverebbe...). Non è la dimensione tecnica, dunque, che spiazza, di quest’idea autorale. No.

È quella ideologica: è come se qualcuno volesse importi, in modo insinuante, il suo punto di vista. Mandato in onda contro il Family Day, Di fatto, famiglie trascura del tutto l’elemento «unioni civili» che doveva essere il giusto fulcro della legge Cirinnà; e si concentra sulle adozioni gay, allargando il tema a quello che, effettivamente, temevano i vescovi, l’Ncd e i militanti cattolici. Va bene che la tv va oltre ma questa è un’offensiva totale. Mtv8, per l’occasione ha prodotto la Maratona Family Gay. Mentre Raiuno aveva appena chiuso, con successo, la sua fiction È arrivata la felicità, in cui, appunto, due simpatiche ragazze omosex partorivano, mentre il padre di una di loro, Ninetto Davoli, spiccava pazzo di gioia rispetto alla madre bacchettona, e con l’appeal livido d’un agente delle tasse.

E, ancora qualche mese prima della Cirinnà, era stato Affari di famiglia, il colossale flop di Raitre, a rappresentare due gay «ex militanti cattolici», assai benestanti con tate e appartamenti in centro. I quali gay, avendo figliato, volevano passare direttamente al riconoscimento di uno status genitoriale che richiederebbe perlomeno un altro sinodo, o una revisione della laica Costituzione. Ma temo che i procedimenti di revisione costituzionale non siano la mission dell’infotainment; come non lo sono, d’altronde, le concioni ipercattoliche dei cardinal Bagnasco o Giovanardi di turno vestiti da templari. In tutto ciò, paradossalmente, a rimetterci, alla fine, sono le famiglie di fatto, etero e non sposate.

La verità, spesso, è il reverbero del dubbio. E, eticamente, scusate, io non ho bisogno della tv militante che mi spieghi dove sto sbagliando. Ci riesco benissimo da solo...

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Commenti all'articolo

  • grisostomo

    grisostomo

    04 Febbraio 2016 - 10:10

    Il colossale imbroglio dei sodomiti introdurrà nell'ordinamento italiano cose che il popolo italiano non riconosce e rifiuta. Dobbiamo tutto questo ai comunisti che, senza voti, sono oggi al potere. La sinistra è un cancro della società. Ci toccherà di nuovo mettere sotto sopra tutto per poter riconoscere, come diceva Chesterton, che le foglie degli alberi sono verdi. E i gay sono un obbrobrio.

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