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Complimenti per la trasmissione

Scontro epico ancorché futuribile: Floris vs Vianello...

Il buon successo di Dimartedì e il futuro di Ballarò

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
La strana coppia

Floris e Vianello

Sarà per l’impaginazione a blocchi (tipo film a episodi di Dino Risi), sarà per le interviste alla carta vetrata, sarà per stile allegramente aguzzo del conduttore, sarà quel che sarà; insomma, fatto sta che Dimartedì (La7, martedì, prime time), si prodiga sistematicamente di erodere il pubblico di Ballarò (Raitre, stessa colocazione).

Se si escludono le ultime tre puntate -con Sanremo e l’inizio delle nuove Iene- i due talk politici avversari si son divisi la vecchia fetta d’ascolto del Ballarò di Giovanni Floris: 12%/12,5%. Se la battono, entrambi, sul 5,5% e il 6,5% di share, in giocosa alternanza di vittorie e sconfitte. Su 20 serate di questa stagione Ballarò ne ha vinte 12 e Dimartedì 7 (e Dimartedì ha due messe in onda in meno rispetto a Ballarò). Ma l’anno scorso, su 34 puntate, il rapporto era di 32 a 2. La Rai asfaltava quasi sempre La7. Non c’era storia. Ora, invece, in viale Mazzini serpeggia una certa ansia, Houston abbiamo un problema. Perché va bene subire la mazzuolata settimanale di Maurizio Crozza al venerdì: in fondo Crozza è la reincarnazione di Lenny Bruce incrociato con Jay Leno e la Compagna della Rancia, un talento siderale. Ma va molto meno bene consentire ad un format informativo di una «tv minore» praticamente uguale -e battezzato in Rai, peraltro- di scontrarsi ad armi pari. La ciclicità delle palate nelle gengive comincia a diventare una nemesi per il servizio pubblico.

Ora, non entrerò  nel merito dei due programmi cugini, nella torpida lettura delle curve d’ascolto, dove, tra l’altro,   per un guizzo alchemico, le puntate più viste sono state quelle con Marino ed Enrico Letta da Floris. Né mi soffermerò sull’appeal dei conduttori (io continuo a preferire, di molto, la tradizione di Floris: la conduzione in palissandro di Giannini non è migliorata...); ma la Rai, per evitare una lenta umiliazione ha bisogno di un piano B. Presumibilmente, a fine stagione, il ben remunerato Giannini sarà sostituito. E non è credibile affidare  l’informazione Rai della prima serata tutta a Porro.

Sicchè la pazza idea che sta circolando è il  ritorno di Andrea Vianello alla conduzione di Ballarò. Avvicendato  alla direzione di Raitre da Daria Bignardi (scelta insolita, ma certo nel segno della discontinuità...), Vianello è rimasto col cerino in mano. Come direttore l’abbiamo spesso criticato. Ma come conduttore potrebbe essere davvero il nuovo Santoro...

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