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COMPLIMENTI PER LA TRASMISSIONE

Quando la legge ti sdogana la D'Urso cronista

La sentenza sulle interviste nei talk fatte da non giornalisti

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Renzi-D'Urso

La strana coppia

Il fatto che Barbara D’Urso -pur non essendo Oriana Fallaci- non sia, oggi, ufficialmente imputabile di «esercizio abusivo della professione giornalistica», e possa sparare tutte le domande che vuole, a chicchessia, in tutte le posture e su tutti i divani possibili; be’, ciò m’insuffla un sollievo libertario.
Così è stato smentito dalla legge (che, forse, aveva inopportunamente scomodato) Enzo Iacopino, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti; il quale, qualche mese fa, con un infuocato post su Facebook, «Soubrette e informazione», pretendeva di inibire l’attività professionale di Barbarella a Domenica Live in quanto non iscritta all’Ordine dei Giornalisti. La D’Urso si era prodotta in un colloquio con un protagonista della cronaca nera (non ricordo bene chi: intervistando a ritmo giapponese chiunque le capiti nel raggio di cinque metri, il nome può sfuggire...). Il gip di Monza, su richiesta del pubblico ministero, ha archiviato il caso, pensando giustamente di aver di meglio da fare; e, in ragione «della tutela dei diritti fondamentali, quali quello di libertà di manifestazione del pensiero», ha trasformato la conduttrice in una vivacissima martire, accendendo indirettamente una polemica sull’utilità dell’Ordine dei Giornalisti sulla quale non vorrei, qui, avvitarmi.
Ora, il problema non è che la D’Urso faccia le interviste; ma se quelle interviste siano fatte bene o fatte male. In linea di massima, Barbarella, nel vis-à-vis con domande possiede un talento da commedia dell’arte e un’empatia da analista junghiano.
Ricordo una sua intervista con Matteo Renzi appena nominato Presidente del Consiglio. Tra mossette e micidiali strizzatine d’occhio l’intervistatrice Barbara arrivò a prendere la «cerniera dell’anima» dell’intervistato Matteo e a scorrerela dall’alto verso il basso; dal quel momento, secondo le regole della prossemica di Hall, penentrò sorprendentemente nell’area intima del suo dirimpettaio. E per Renzi fu come sgranare il rosario dal confessore. Però.
Però ricordo anche, di Barbarella, una brutta e straziata intervista a Francesco Nuti, devastato dalla malattia. Le interviste -diceva Missiroli- sono articoli rubati: a seconda dei protagonisti possono essere perle o chiaviche. Ma la regola vale per tutti: anche per Floris, Barbara De Rossi, Ilaria Cucchi, Vespa, perfino Marzullo, siano essi iscritti all’Ordine o meno. L’unico limite è il rispetto della persona, e della notizia...

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