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Complimenti per la trasmissione

Supergirl, la studentessa Erasmus col mantello

La nuove serie supereroica Mediaset

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Supergirl in volo

La ragazza d'acciaio

Ci mancava la cugina. In principio c’era Superman, un alieno onnipotente con lo spirito eucaristico di madre Teresa e quello ambientalista di Ermete Realacci che cela la sua identità segreta soltanto dietro un paio di occhiali (soluzione narrativa assurda: col tempo gli sceneggiatori s’inventarono una sorta di super-ipnosi sempre attiva che induceva l’umanità a credere che Clark Kent fosse più brutto, vecchio e pelato del suo alter ego).
Poi venne Green Arrow con una storia di ammazzamenti a colpi di freccia molto inquietante. Poi Flash, l’orfano superveloce con una tutina deliziosa. Infine ecco Kara Zor-El in arte Supergirl (sabato, Mediaset Premium Action, prime time) la cuginetta di Superman inviata sulla Terra anche’essa prima della distruzione di Krypton ma bloccata nel viaggio da un’esplosione che “modifica la rotta di Kara e la sua capsula viene confinata nella Zona Fantasma, dove rimane in ibernazione per 24 anni. Kal­El, rivelatosi intanto come Superman, la trae in salvo e decide di affidarla ad una famiglia di umani perché possa avere un'infanzia come la sua. Kara, ormai senza una missione, inizia ad ambientarsi grazie alla presenza della sorella adottiva Alex…”: così recita la sinossi della serie Cbs che sta spopolando in Usa, specie grazie al crossover occasionale con Flash, e specie tra le ragazzine adolescenti un tempo estromesse fin da piccole, dai mascheietti, nei giochi dei supereroi. Supergirl è un prodotto piacevole. Certo, s’ingolfa di deja vu: supercriminali paranoidi –qui il primo è un tale Vartox (“pensi che la minaccia vera sia io? Non sai cosa ti aspetta…”); e kryptoniani folli alla conquista della Terra (qui è la zia); e Dipartimenti per le Operazioni Extra­normali che evocano le gesta ormai antiche di “Heroes”. Però gli aerei in avaria vengono sempre salvati in volo, la gente applaude sempre le nuove amazzoni volanti in minigonne, e gli alter ego che si annidano nelle redazioni dei giornali fanno sempre di tutto per scoprire il segreto della nuova eroina.
Melissa Benoist, la protagonista è una ragazzina anonima in panni civili, e moderatamente gnocca col mantello; non è, per intenderci, sensuale come Catwoman, né fascinosa come Wonder Woman, però impersona la studentesse da Erasmus affamate di mondo. Il personaggio migliore rimane quello di Calista Flockhart, Cat, la versione femminista di Perry Mason, implacabile direttrice di giornale, vero segno dei tempi…

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