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Complimenti per la trasmissione

Rischiatutto : tanti ascolti, poca anima

Il remake del quiz a firma Fazio

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Rischiatutto!

Fabio e Fiore, remember

Premettiamo: dati i tempi di consunzione (i più dotti dicono: “parcellizzazione”) degli ascolti, se un programma tv ti fa 7.537.000 spettatori pari al 30.79% di share la prima puntata e 7.204mila pari al 28,87% la seconda, non puoi onestamente dire che sia un flop. Ci mancherebbe, con tutto il becerume a basso share che s’annida nei palinsesti.

Però, ci sono varie ragioni per affermare che il nuovo Rischiatutto di Fabio Fazio su Raiuno è un’operazione senz’altro garbata ma ancorchè furba e narcisa. Si vedeva subito che Fazio  godeva quasi sessualmente nell’apparecchiarla al pubblico, nel solco d’una sua personale ossessione (“E’ un sogno che s’avvera”); e si notava, sin dalla prima inquadratura, che la deriva di questo Rischiatutto  sarebbe stata ciò che i cinematografari chiamano l’ “effetto Hitchcock-Van Sant”. Nel 1998 il regista Gus Van Sant, patologicamente attratto dallo Psycho di Alfred Hitchock del ’60, provò a firmarne un remake filologicamente perfetto: stesse identiche inquadrature, stesse battute, stessi tagli di montaggi; solo l’ambientazione temporale era diversa, ma, paradossalmente quel clone hitchocockiano non riuscì a duplicare l’anima, e deluse sia i fan di Hitchcock che quelli Van Sant. Ecco, con la prima puntata del Rischiatutto di Fazio, siamo lì. 

Fazio ha ricreato, meticolosamente, fino all’ultimo dettaglio, il programma che ha fatto la storia della tv, comprese le scenografie, il mitico Signor No e la signora Longari in rosa vestita che a molti di noi evocava la famosa battuta sull’ “uccello” (che pare non sia mai stata pronunciata: per alcuni, compreso Aldo Grasso, si trattava dell’”Uccello di fuoco” di Stravinskij). Ma riproducendo anche la lentezza del programma del 70 e non riattualizzandone i contenuti –come aveva fatto con Anima mia – ha prodotto anche un senso di narcosi.

In più, ci ha aggiunto la spettacolosa mossa di marketing: gli ospiti vip Maria De Filippi, Christian De Sica, Fabio De Luigi, Vincenzo Salemme, Fabrizio Frizzi e Lorella Cuccarini, rumorosi, protagonisti di botta-e-risposta e sketch non proprio irresistibili. Eppoi il carico da 90 di Fioerllo. Ovvio che la presenza di nomi di quel calibro associata alla curiosità per la prima puntata e seconda abbia fatto impennare l’audience.  Un’astuzia che mi ha ricordato più la parodia di Mike che Alighiero Noschese faceva in Doppia coppia (coi concorrenti Massimo Ranieri/Ranelli da Cusano Irpino e Bice Valori/Valotti prof “con otto lauree”) che il Rischiatutto di Mike; e che rompe la liturgia ma non il diffuso torpore. Chi scrive rimane dell’idea che la nostalgia è il veleno dei popoli, e va mitridatizzata: le piccole dosi titillano, le grandi stroncano. Per questo, finora, le parti migliori del Rischiatutto faziano rimangono i backstage dei concorrenti nelle anticipazioni messe in onda su Raitre: un parterre di professori di liceo preparati su Mina, di ragionieri esperti di Mahler, di bizzarri trentenni fan accaniti di Albano e Romina Power. Cioè lo spirito buffo di un’Italia secchiona e quasi dimenticata, che non si piega all’ignoranza da reality.


 Ovviamente l’ascolto premia, è quasi esagerato. Ma la decretazione del successo totale del programma si potrà osservare soltanto dopo qualche trasmissione d’assestamento. Si potrà solo allora constatare se l’operazione nostalgia fine se stessa, questa enorme seduta di psicanalisi di Fabio Fazio, per gli spettatori d’oggi usi alla velocità dei game show, porterà o meno al rigetto. L'anima, Fabio, l'anima...

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