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Complimenti per la trasmissione

Se le iene vanno in moschea

Gli Imam pro-Isis dietro la telecamerina nascosta

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Le Iene in moschea

Pro Isis

Covi d’omertà diffusa se va bene; enclave ispiratrici dell’omicidio sacro, centri  arruolatori di un jiadhismo che scorre sotto la pelle d’Italia, se va male. Allah akbar.

C’è qualcosa d’inquietante, quasi un sentore di ferocia occulta, nelle moschee clandestine di Roma; e nelle dichiarazioni che molti Imam di quelle stesse moschee hanno rilasciato alle telecamere  delle Iene di Italiauno. Chez il giovane cronista avvocato mancato Marco Maisano - uno tosto, che parla l’arabo, profondo conoscitore del Medio Oriente- il programma Mediaset, dopo che la cronaca ha registrato  gli arresti di presunti jihadisti, ha provato ad approfondire il tema. E ad infilarsi, attraverso un complice arabo, nel cuore della comunità musulmana della Capitale.  Scopo: osservare le reazioni degli Imam, appunto, alla notizia di conoscere «un coinquilino che si vuole arruolare nell’Isis e poi compiere un attentato a Roma». E c’è una gradazione, nelle risposte. Le quali risposte si dividono tra quelle che si porgono gentilmente, a volto scoperto,  davanti alla telecamera; e quelle fornite a telecamene spente, di tutt’altro tenore.  Le risposte del primo gruppo attengono alla sfera di un sorprendente moderatismo: tutti i musulmani, scoprissero un aspirante jiahdista in casa, sono per il «io lo denuncio dubito»;  anzi «senza andare alla polizia l’amazzo da solo, perchè c’ho i bambini qua...», oppure «sono cose che fanno male all’Islam». Proposti nobilissimi.

Che cambiano  alla luce delle risposte date dagli interrogati del secondo gruppo, cioè con  telecamerina occultata sotto l’abito, marcato accento arabo,  richieste dirette agli Imam nel buio della loro stanzetta.  E qui è un escalation di affermazioni spiazzanti. Non per i primi due religiosi avvicinati, che, in effetti,  sono umani, e davvero sinceri. Rispondono:  «La nostra religione lo dice chiaramente, gli innocenti non vanno uccisi...», e «Devi denunciare subito il tuo coinquilino, sono atti pericolosi» perchè  non è peccato denunciare un fratello ma «picchiare, torturare, ammazzare le persone». Addirittura spicca un vero seguace del Corano che, sentendo puzza di terroristi, sta per chiamare lui stesso la polizia. E noi, qui, un po’ ci rincuoriamo: allora è vero che l’Islam è religione di pace, che il cammino di civiltà si può percorrere insieme, che l’Oriana, in fondo, esagerava.  Ma dura pochissimo.

Dal quarto Imam in poi, è davvero un delirio di fanatismo e complicità. «Se hai il numero dammelo che lo chiamo io , il tuo coinquilino», dice un religioso all’uomo delle Iene. E lo denunci alle autorità?, risponde lui.  «Fatti i fatti tuoi, io faccio quel che devo fare», fa, irritato l’Imam aggiungendo  di voler sottoporre il prossimo soldato del Califfato «al consiglio della moschea». Altri luoghi di culto, altri cattivi maestri del culto, con frasi del tipo: «Se tu lo denunci la polizia non ti lascerà andare, non te lo consiglio»; «Se hai numeri di telefono cancellali»; «Qualcunque cosa facciano sono musulmani, perchè dovrei metterli nei guai? Non  denunciarlo». Un Imam, addirittura, si produce in una premessa  padagogica: «Grazie a Dio sei musulmano, vorrebbero che tu baciassi le ragazze, bevessi e fumassi». E poi dichiara: «Che Dio lo benedica, se lui ha intenzione di andare con L’Isis per difendere l’Islam aiutando i fratelli, grazie a Dio, lascialo andare. Fallo venire qua che Allah gli mostri la retta via e lo guidi per la sua strada...Può darsi che lui prefersica il jiahd e sia la strada più vantaggiosa». Il complice delle Iene, a questo punto, viene avvicinato da un fedele che gli sussurra: « Mohamed, ciò che hai detto è pericoloso, può darsi che qualcuno lo riferisca ai servizi segreti e ti troverai nei guai...».

Ma nei guai ora si troverà l’ultimo Imam sorpreso dall’obiettivo nascosto: «Dal mio punto di vista la religione è innocente rispetto agli scenari che stanno accadendo. Se lui va a uccidere il presidente della Francia della Germania o di Israele, fa bene».  La religione è innocente anche se ammazza i Capi di Stato, detto con assoluta nonchalance. «Digli di andare a combattere contro Israele, e se ci vanno vacci pure tu...». A questo punto, il cronista Maisano irrompe sulla scena e inchioda -anche in arabo- il dichiarante di cui sopra. Viene preso a calci e sbattuto fuori dalla moschea. Una cosa simile era accaduta a Quinta colonna. E  a Nicole De Ilio, giornalista de La gabbia su La7 che, in un’accuratissima inchiesta tra le moschee stavolta milanesi- da viale Jenner a Cascina Gobba-, si  addentrò  nella concezione che il musulmano  medio ha della femmina («Le donne senza velo  non vanno rispettate»). Tre i comandamenti nei luoghi di culto: non denunciare, stare zitti, farsi i cavoli propri. Altre opzioni sono bagatelle di (pochi) uomini di buona volontà...

 
 
 
 
 
 
 
 

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