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Complimenti per la trasmissione

Da Sky a Telelombardia, i predatori del voto perduto

Le elezioni amministrative 2016 in tv

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Chiamale se vuoi, elezioni

Il confronto su Roma a Sky Tg24

E meno male che, renzianamente, dovevano essere una sinecura, un apostrofo rosa tra le parole «referendum» e «costituzionale».
Mai come ora, invece, le elezioni amministrative hanno disertato le piazze e intasato tv e new media. Certo, lontanissimi i tempi in cui Togliatti minacciava di prendere Scelba a calci nel sedere «con le scarpe chiodate», oggi il confronto tra candidati s’è ammantato di savoir faire dissiminato in infinite platea. Delle quali la migliore rimane Il confronto nello studio di Sky Tg24 con il sempre spietato Gianluca Semprini. Il quale, grazie alla formula delle domande contingentate all’americana, impedisce ai candidati di riempire le pause di retorica elettorale. Semprini, per dire, è riuscito, a trasformare il debate in uno scontro quasi cinematografico alla «Eva contro Eva» tra la glaciale Raggi e una Giorgia Meloni somigliante in modo impressionante all’imitazione che della Meloni fa Virginia Raggi: «C’ho un probblema colle buche? C’ho un probblema coi Rom? Metto i Rom nelle buche, e risolvo...».
Eppoi via, ecco la corsa affannata dei politici nell’imbucarsi in tutte le trasmissioni possibili, dai talk mattinieri a Barbara D’Urso (con il contrito Parisi che, per aver confidato a qualcuno «la D’Urso è di plastica», regala a Barbarella un mazzo di fiori. Spero non di plastica). Elencarli tutti è impossibile. Anche se io, tra i dibattiti milanesi più «di viscere» - soprattutto più determinanti a livello territoriale- amo ricordare quelli della Telelombardia di Sandro Parenzo, dove i «disertori» sono stati affogati nel pubblico ludibrio: Beppe Sala, per esempio, che ha disdettato all’ultimo ineducatamente, si è ritrovato sostituito da una sedia vuota effigiata da un suo santino. Ma, oltre alla tv, sono stati i social network a battere il ferro della propaganda. Per dire, Gabriele Albertini che spiega come votare in romanesco a Milano è «gajardo, ci sta». Ed è simpatico sempre il Sala che, mentre citofona ai cittadini, viene fotomontato satiricamente: «Signora sono Sala. Ha un minuto per me?», risposta: «La pubblicità nella cassetta della posta, grazie...». Idem per Giachetti il quale, in un finto spot interrompe la prosopopea del voto-«il tuo voto è la linfa del cambiamento, il motore della rinascita»- con un «Ma de che stamo a pparlà!». Piazze mediatiche piene, insomma. Speriamo, come diceva Nenni, che non siano vuote le urne...

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