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Complimenti per la trasmissione

This Is Us, piccole grandi storie senza morale

L'ottima serie di FoxLife

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
This Is Us

Piccole storie senza morale

Trentasei anni è un’età stupida. Non galleggi più nei recinto creativo dei 30, nè nel rimpianto mascherato da riscatto dei 40.

Ma se usi il filo sottile di quest’età per descrivere le vite di mediocri di talento sparsi per gli States che compiono gli anni lo stesso giorno; e se ne riannodi le  piccole straordinarie storie in un affresco alla Paul Thomas Anderson (Magnolia); be’, allora otterrai This Is Us (da lunedì 21 novembre, ore 21.50 su FoxLife Sky, ora circola nel web). In This Is Us s’intrecciano, nell’arco della giornata di compleanno,  vicende che alternano drammi a sorrisi, C’è una coppia  in attesa d’un parto trigemellare che perde uno dei suoi bimbi ma che viene  consolata dal vecchio  ginecologo (il quale, a sua volta aveva perso il primogenito di cinque figli, «a 73 anni vorrei fare qualcosa di più eccitante che tirare fuori oggetti di 3 chili dalla vagina»); e , alla fine, prende in adozione un infante nero abbandonato davanti alla caserna dei vigili del fuoco, come nei feuilletton. C’è un nero dell’alta finanza, a sua volta abbandonato davanti alla caserma dei vigili del fuoco, il quale  ritrova il padre malato per massacrarlo, ma poi gli presenta le nipote, due sorelle quindicenni scassamaroni.  C’è una sorella  obesa scassabilancia che nononostante la tigna di non potersi «innamorare di uno grasso», fornica con un grassone  conosciuto alle riunioni del gruppo di sostegno dei grassoni anonimi; e c’è il di lei fratello, «Tato» figaccione in una serie tv di successo che stufo di recitare «questa merda» a torso nudo, si licenzia tra i selfies dei fan.

Insomma, piccole storie senza morale, come direbbe il raffinato autore austriaco Polgar. Roba che pizzica  le corde del sentimento e dell’ironia. Ricorre una frase-mantra, qui, in tutte le storie: «non esiste limone così aspro da non poterci fare una limonata». Che, detto così sembra un’idiozia sesquipedale.

Ma, nell’intera cornice della narrazione si trasforma nell’incipit d’un racconto di Carver...

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