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Complimenti per la trasmissione

SkyTg24, Trump, Riotta e la sindrome della Contea di Duval

Lo strano monologo di Gianni all'elezioni americane

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Jonny l'americano

Riotta stordito da Trump

SkyTg24, la Maratona elettorale Usa si spinge nella notte più spasmodica dell’anno. L’adrenalina è a palla. La direttora Sarah Varetto smista abilmente le notizie che, in tempo reale, rimpallano di continuo dagli States. e che danno Trump in furiosa rimonta.

Ad un tratto, la telecamera inquadra Gianni Riotta. Il quale, in collegamento da New York, scuote il testone con la sicurezza del columnist che la sa lunga, che ha respirato anni di democrazia americana: «Eh no. Bisogna fare i conti con i dati reali. E i dati mi dicono che nella contea di Duval la Clinton è avanti di 2000 voti, e se vince nella contea di Duval vince dappertutto...». Ah, già, che stupido: la Contea di Duval. La Varetto abbozza un mezzo sorriso d’assenso. Gli altri illustri ospiti in studio si guardano con l’aria perturbata di chi ha dimenticato il gas aperto a casa. La Contea di Duval. Dio come ho fatto a non pensarci prima. La Contea di Duval è essenziale. Solo il collega Rubini, inchiodato con me davanti al televisore  mi guarda, preso da cauta ansia: «Scusa, ma dove cazzo è la Contea di Duval?...». Non ne ho la più pallida idea. Sorrido nervosamente come la Varetto. Tento non visto, goffamente di smanettare su Wikipedia. Duval, come l’attore ma con una “l” sola. Dopodichè, il collega si domanda, legittimamente, come mai, se Trump sta massacrando la Clinton dappertutto -Wisconsin, Ohio, Pennsylvania, la fascia del Midwest, tutti democratici- la Contea di Duval, un paesotto  in Florida, sia così determinante per la vittoria. Boh.

Bisognerebbe chiederlo a Riotta, che ha il contatto diretto con Hillary, Bill, Obama e i ragazzi dell’Asinello, probabilmente era anche presente alla fondazione di Duval, nel 1812.  Trump avanza. Riotta non ce la fa, rincara: «Trump non vince. Ho qui i dati ho i dati della Florida» ; al che si leva, fuoricampo, una voce: «ma sono i dati di stamattina». Dopodichè vince Trump.  Riotta (che aveva detto «Trump azzardo totale») commenta su Twitter: «Elettori non laureati di Trump 69,5% , di Clinton 31%». Gli fanno notare che il 100,5% non esiste ancora in natura. Come il pudore di quei giornalisti che si credono sempre Walter Cronkite. Ovviamente pare che Trump abbia vinto  a Duval...

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