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Complimenti per la trasmissione

Mika cavoli, sto' Mika del varietà

Il bel programma di Raiuno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Mika e Sting

Stasera casa Mika

Signori, il nostro Fiorello timido e un po’ esotico.

Mika che duetta, -allegra incoscienza- col mostro Renzo Arbore, in napoletano, e in ricordo di Genny Cesarano (il giovane ucciso per errore dalla camorra ). Mika che omaggia gli anni 60 e la sua cointerprete Malika Ayene nell’ Io che non vivo di Pino Donaggio. Mika che intervista Sting rendendolo simpatico, al grido di «i selfie sono una merda!», una ribellione sociologica. Mika che esalta l’eclettismo dell’Ugo Tognazzi che non ha mai conosciuto. Mika che canta, che balla, che cazzeggia in un lettone sulle note finali di Gloria Gaymor. Mika che si trasforma, perfino, nel tassinaro nella Roma delle anime belle e raccoglie nell’abitacolo di un taxi più materiale umano di tutte candid camera di Nanni Loy, anche se probabilmente non sa chi diavolo sia, Nanny Loy. Ecco.

Tutto questo è stato Stasera Casa Mika, su Raidue, l’one man show costruito sul talento del giudice di X Factor, che ha registrato il boom sui social con oltre 40 mila cinguettii -trend topic mondiale- il cui più significativo è un Bignami di critica televisiva: «Mika inanella un ospite dietro l'altro: sembra di essere tornati in un varietà anni '70. E non mi dispiace per niente». Non dispiace affatto neanche a noi. Ma, certo, la vera sorpresa è stato l’ottimo ascolto della trasmissione: 14.4 % di share, battuto solo dalla partita delle Nazionale con cui il programma ha bruciato la concorrenza di Canale 5 dove il film-pur bello- Tutta colpa di Freud si è fermato a quota due milioni e mezzo (11.1% di share). Il primo pensiero è: alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo riusciti a farci insegnare come si fa il varietà televisivo da un anglo-libanese cittadino del mondo con l’arte nel cuore e un rutilante senso del pop nel taschino. Il secondo è che, nonostante, la grande produzione Bibi Ballandi e la schiera di autori avezzi da sempre, astutamente, al sentiment popolare, il talento di Mika, showman totale è la chiave del primo vero successo stagionale di Raidue. Mika è come Fiorello, appunto. Scintilla in tutto, è uno stroboscopio di genialità; anzi, probabilmente, per assurdo, la cosa che gli riesce peggio è cantare (e canta bene). Mika ha ripescato un nostro genere storico, l’ha attualizzato attingendo a un pubblico giovane e in parte inedito -quello che scorazza nel web e, di solito, rifugge la tele- e l’ha internazionalizzato. Ho osservato il ragazzo in un imprevedibile e vaporoso stato di grazia. Tra l’altro, per essere qui da soli quattro anni parla un italiano forbito e articolato, con estremo rispetto dei congiuntivi. Noi qui siamo abituati a Dan Peterson e Don Lurio. Rispetto, dicevo. In realtà, la chiave di Mika è proprio questa: il rispetto.

Rispetto dell’interlocutore (con Sting il suo entusiamo non sforava nella piaggeria) ; rispetto dell’ambiente di lavoro e dei fan (divertente quando un trio di bambine lo riconosce in taxi a Roma) ; rispetto della nostra musica (con Arbore, con Renga); rispetto dell’altrui sentimento, indipendentemente dalla scelta sessuale. In questo senso commovente è stata la riproposta della scena del caffè del Vizietto con Gianmarco Tognazzi -ruoo che fu di papà Ugo- ;  e il monologo sull’importanza delle parole sulle note di Hurts con il coro delle voci bianche. «Le parole sono un vecchio ponte pericolante in mezzo a un bosco...», dice Mika, percorrendo quel pont con una danza di rara efficacia, e  raccontando con levità la sua infanzia da ragazzino dislessico;  e complimenti agli autori.  

Certo, la cornice del programma  era lavoratissima. C’era Sarah Felberbaum, e la vicina di casa Paola, interpretata da Virginia Raffaele,; c’era, ovviamente, la folla di ospiti vip che s’ingrosserà nelle prossime puntate. Certo, ogni cosa era illuminata, calcolata, oliata come un grande show del sabato sera su Raiuno (e non è detto che non lo diventerà...) . Però tutto s’è poggiato sulle spalle all’apparenza fragili  di Mika. L’unico dubbio è  la capacità di riuscire a ripetersi al top. Come Fiorello, appunto...

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