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Complimenti per la trasmissione

La grande lezione di Gad Lerner sull'islam (non scherzo)

Il nuovo Islam, Italia su Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Lerner dialoghi musulmani

Gad e la presidente dei giovani musulmani

Caro Lerner, cosa ci siamo persi in questi anni, per star dietro ai talk show radical e alle ideologie antiberlusconiane...

La sparo subito. Per curiosità, tigna, sensibilità ed empatia paracula con gl’intervistati che gli aprono il cuore come -non esagero- i grandi della storia si aprivano con la Fallaci, Gad Lerner è, attualmente, il miglior cronista sulla piazza. Ho approcciato il suo Islam, Italia (Raitre, domenica, terza serata) con una lieve diffidenza; ma già dalle prime inquadrature il mio pregiudizio s’è sgretolato sul tappeto della casa di Bari Zafar Iqbal, pachistano, «ex tassista commerciante di cibi consensentiti dall’Islam». Zafar, alla presenza di cinque figli e moglie velata e silente, ha invitato Gad a pranzo introducendolo ai segreti del «matrimonio combinato» per religione. A Zafar, trent’anni fa, per procura, è stata assegnata in sposa la cugina; e lui ora segue, islamicamente, la stessa procedura con la sua prole che accetta con orgoglio l’imposizione. Ogni commento è inutile. Gad -tornato a scovare le notizie col sorriso, come faceva a LaEffe- qui si costringe a tour de force tra le storie più disparate e disperate.

Ad Imola intervista Zoea, 23 anni, figlia di una prof islamica che la batteva perchè la ragazza voleva togliersi il velo e innamorarsi di un altro uomo rispetto al prescelto dai suoi (poi l’ha sposato, e ha cominciato a batterla lui). A Campegine incontra Khadi Diop, fotomodella senegalese il cui mestiere intristisce il padre, religiosissimo, che però la rispetta. Nel suo Libano, «dove la contesa sulle libertà dei costumi femminili spacca il mondo arabo», Gad strappa confidenze sessuali a Melissa, pop star sexyssima con madre e sorelle in Hijab; e confidenze sociali a un chirurgo esperto in imenoplastica, con protesi al silicone adagiate sulla scrivania. A Reggio Emilia fa commentare -svelandone l’ipocrisia gentile- i discorsi di un predicatore a studenti musulmani di seconda generazione. A Modena manda in tilt la neo-presidente dei giovani musulmani italiani. A Bologna raggiunge un gay tunisino «rifugiato politico» che evitò la galera causa sodomia. Gad indaga a taccuino sguainato; vuol capire; non condanna e - pur se si capisce che cosa pensi- lascia che i fatti si commentino da sè. Regia avvolgente. Nessuna pretesa d’insegnarti qualcosa, potente giornalismo sottotraccia. Servizio pubblico,  nel sudore della suola da scarpe...,

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