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Complimenti per la trasmissione

I Bastardi di Pizzofalcone, il successo dell'anti-Gomorra

La bella serie di Raiuno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Bastardi di Pizzofalcone

Foto bastarda di famiglia in un distretto

Se prima l’immaginario filmico aveva come unici “bastardi” quelli antifascisti di Quest’inverno Tarantino, oggi grazie a Raiano si stagliano in tutta la loro fragile fierezza i Bastardi di Pizzofalcone (Lunedì e martedì prime time).
La fiction tratta dai gialli di Maurizio De Giovanni e ambientata tra i quartieri di Napoli fa respirare atmosfere hard boiler alla polizia partenopea che – come avveniva in molte serie Usa alla Starsky e Hutchison o a film come i Ragazzi del coro- si ritrova ad intruppare una bizzarra squadra di investigatori borderline il cui più normale è un vicecommissario sociopatico che parla con la moglie defunta e con l’ossessione di scovare un killer che “suicida” i vecchietti del quartiere. Seguono, una lesbica che non fa coming out ma s’infatua delle sue indagate e spara come Clint Eastwood, un agente scelto che vive da milionario in un grand hotel, un altro agente che picchia la moglie, un vicequestore che pensa soltanto a non contraddire i superiori e un ispettore siciliano esiliato perché accusato da un pentito di mafia. Quest’ultimo, tal Lojacono, un Alessandro Gassman in ottima forma, si pregia di intuito analitico, risolve i casi come Sherlock Holmes, si dispera per la figlia, si improvvisa muratore in ufficio e trova il tempo di un flirt sottotraccia con la sua pm, Carolina Crescentini una che insinua il dubbio nell’ infallibili della magistratura.
Quasi tutti i Bastardi sono reietti sociali ma attraversati da un sottile senso di giustizia. Risolvono casi ambientati nel lusso discreto della borghesia napoletana tra autisti di notai che ammazzano signore bene con palle di vetro e signore bene che, a loro volta, ammazzano gli assassini delle proprie figlie. Buona recitazione, dramma attenuato da ironia, forse troppi virtuosismi registici e i dialoghi talora assai diluiti ( ma mi rendo conto che un film dve allungarsi fino alla seconda serata..) consegnano ad ottimi ascolti (25% di share) una miniserie avvolgente che è l’ opposto della cruentissima Gomorra. I Bastardi che all’ inizio dei film dovrebbero solamente dedicarsi a pratiche burocratiche si trasformano via via nei protagonisti dei grandi distretti di polizia newyorchesi. La Rai, dopo Schiavone, ha riscoperto il gusto del poliziesco, suo appannaggio dai tempi dei Racconti del maresciallo di Soldati. Viva.

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