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Complimenti per la trasmissione

Proietti sui Cavalli di battaglia, l'usato sicuro della tv

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Il mattatore

Gigi Proietti cavallo di razza

Banale dirlo: non esiste, ad oggi, in natura -Fiorello a parte- un mattatore più mattatore di Gigi Proietti.

Gigi che trasforma una canzone aguzza («in bilico /fra santi e falsi dei») di Giuliano Sangiorgi in sussurro di pura poesia. Gigi che si rimette a danzare sulla tastiera del pianoforte, in trittico con Stefano Palatresi e Peppino Di Capri, evocando mille Sanremo fa («Tu che ne sai se non hai fatto il piano bar») . Gigi che recita Umberto Saba ed espettora Luigi Tenco. Gigi che si arrampica sull’estro immenso di Petrolini («Gastone, ho le donne a profusjone»). Gigi che rifà la scena-mostre di Febbre da cavallo. Gigi che presenta, con orgoglio paterno, la figlia Carlotta, una dalla voce di cristallo, alla Nathalie Cole. Gigi che si commuove quando il talentoso Beppe Fiorello giustappone la figura del padre, maresciallo della Finanza, a quella di Mimmo Modugno; e poi canticchia col labiale «la lontananza/sai/ è come il vento», e il pubblico si impenna in una standing ovation. Oddio, veramente ce n’è più d’una, di standing ovation, in Cavalli di battaglia (Raiuno , sabato, prime time) .

Standing ovation con Gigi, con Fiorello, con Sangiorgi, perfino con Salemme o con l’altra ospite Maurisa Laurito che recita Eduardo e dice: «Non siamo più abituati a vedere in tv artisti che sanno fare qualcosa...», e un po’ è vero. Se proprio si vuole - e si deve- imbastire una critica al nuovo grande varietà di Proietti sull’Ammiraglia è che non è affatto nuovo. Lo schema è quello dell’avanspettacolo classico. Si basa su un canovaccio retto da un genio dell’improvvisazione che sa rendersi, all’occorrenza, bravo presentatore arretrando dietro la linea del coro; e su un via vai d’artisti, uno dietro l’alto -venghino signori venghino - pronti a sfilare in passerella, e ad issarsi sul proprio cavallo di battaglia, appunto, nel buon nome del varietè. Nulla di nuovo, formula superclassica, orchestra coi mille volini suonati dal vento, impianto che più teatrale non si può. Sforzo innovativo meno quattro. Eppure.

Eppure c’è l’ottimo ascolto. E c’è, soprattutto, Gigi. Finalmente canuto, uno nessuno e centomila, Proietti, con Petrolini e Gassman, rimane l’artista italiano assoluto. Ogni cosa che tocca si gonfia di soldi e d’emozione. Hai detto niente...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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