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Complimenti per la trasmissione

Savino al DopoFestival non c'azzecca col Festival, ma è meglio del Festival

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Savino al Dopofestival

con Pantani/Dago

Il Festival di Sanremo lo vince la Cortellesi, l’mportante e è vincere senza partecipare. Paoletta, il nostro scintillante mix tra Aretha Franklin e Franca Valeri, canta i Living colour e gorgeggia i pezzi di Modugno.

Dietro a lei svetta Antonio Albanese che battuteggia «ho notato che sono circa cinque ore e mezza che non si cucina su Raiuno...»;   che recita le ricette  di «azoto e fagioli» e «vicini cotti al sale».   A lato, si erge Lodovica Comello tanto deboluccia all’Ariston, quando possente in un blues da brividi su questo palchetto. E poi appare Ubaldo  Pantani che imita da Dio Roberto D’Agostino che quasi lo scambi per l’originale; e con lui svetta  la satira a morsi di paradosso del buon Vecchio Rocco Tanica. E poi si passano il microfono come il sale a cena,  i colleghi giornalisti che saluto con affetto;  e che se la godono un mondo a fare Quelli della notte nella caverna di Savino; anche se Luzzato Fegiz che parla di «scorregge elettroniche» nelle canzoni di Ron, sprofonda  il buon Rosalino in uno sconforto romanzesco.  Infine s’erge -ed è un po’ strano dirlo-  Nicola Savino «il conduttore» come sta scritto nel fumetto affisso sul taschino.  Ecco, tutto questo è il Dopo Festival (2,4 milioni di spettatori, 40.6% di share) , la chiosa ieale di Raiuno al Festival : una sorta di ritrovo di fan di Renzo Arbore, appunto, tutti impegnati a  stemperare la tensione della grande liturgia nel cazzeggio nel crepuscolo.

Sono anni che non guardo il DopoFestival. Aveva toccato, nel tempo, vette di narcisismo e di noia inenarrabili. Invece. Invece stavolta è il Dopo Festival un piccolo gioiellino illuminato dai voice over della Gialappa’s (unica nota stonata: il coprire la voce del bravo ed educato Valerio Palmieri di Chi) e dalle voci dal mondo social fatto di battute e cinguettii. Non c’entra nulla col Festival, ma forse è meglio del Festival...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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