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Complimenti per la trasmissione

Ma che direbbe Totò di Made in sud?

Ancora il programma comico di Raidue

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Comici in corso

Made in sud

M’intristisco. Quando osservo, -senza l’ombra del preconcetto- i comici di Made in sud (Raidue martedì, prime time) mi cala la malinconia. E m’immagino il mio mito di sempre, il Principe Antonio de’ Curtis; il quale, col sopracciglio inarcato e l’asimmetria del volto meno gentile del solito, si rivolta nella tomba in un nervoso colpi di lombi. Chissà.

Chissà cosa avrebbe detto Totò di battute tipo: «Non chiamo il numero verde,perchè ho i tasti del cellulare gialli»; o «Renzi s’è dimesso il 4 dicembre per fare il ponte dell’Immacolata»; o «Io voglio fare un tatuaggio, ma ho due euro che puoi fare?» «Aspetto che fai i soldi». Tutti dialoghi rubati, qua e là, ai comici di Made in sud; ai vari Caiazzo, Ditelo Voi (non male nella versione «Gomorroidi»), Enzo e Sal, Mariano Bruno vestito da cuore il cui refrain è «vado dove mi porta il cuore»; perfino ad un tizio che si produce, dal paradiso, in una parodia dal gusto non eccelso del defunto Don Antonio Polese, il boss delle cerimonie. Ma non penso solo a Totò. Penso a Troisi, ai De Filippo (Tina compresa) ma anche a Scarpetta, Di Giacomo, Marotta, De Crescenzo, perfino a Bud Spencer -citato con fragore dal conduttore Gigi D’Alessio-. A tutta quella genia di grand’uomini dall’ironia invicibile, insomma, che avrebbe qualche difficoltà ad accettare sketch come quelli sull’eros di Cinquanta sfumature di gridgio, dove lei, arrapata, chiede a lui: ti sono mancata e lui risponde: tanto, mostrando la mano destra fasciata per slogatura, e chi vuol capire capisce.

Di questa nuova, cocciuta edizione di Made in Sud si salvano la conduzione dignitosa di Gigi D’Alessio e la simpatia di Fatima Trotta (senza maschera), e il 10% dei cabarettisti. Forse meno. Il resto, compresa la sempre misteriosa e ornamentale presenza di Elisabetta Gregoraci, è noia direbbe Califano. Made in sud era un programmino di comici già insipidello ma non brutto in onda su Comedy Central e Mtv, assurto alla dignità della tv di Stato con l’accostamento ai tre conduttori storici Gigi & Ross. Oggi sta perdendo spettatori, 7% di share, 3 punti in meno dell’anno scorso. Non che i concorrenti, compreso Eccezionale veramente su La7 siano meglio, per carità. Emblematica una frase di D’Alessio: «Qui c’è una parte buona che fatica, ogni giorno, per disinguersi da quella cattiva». Si riferiva a Napoli. Ma io ho pensato al programma. E al Principe, Dio l’abbia in gloria...

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Commenti all'articolo

  • Satanasso

    20 Marzo 2017 - 11:11

    Ma perchè Specchia che è un fiorentino-veronese si interessa sempre di cio' che fanno i cittadini della Borbonia ? Parla dell'Italia e lascia stare la Borbonia...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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