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Complimenti per la trasmissione

Houston , abbiamo un problema Crozza

Il comico sul 9 vale la candela?

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Fratelli di Crozza

Lo spot tipo" Ogni maledetta domenica". Tipo

Va bene il genio, il colpo d’occhio e la velocità d’esecuzione come direbbe il Sassaroli di Amici miei. Eppure.

Eppure, c’è qualcosa che stride in Fratelli di Crozza, lo show catarifrangente che allieta, a ciclo davvero continuo, la serata del venerdì della Nove. Non è tanto l’ascolto, che pure è calato: dal 5,4% degli esordi al 4,5% di venerdì scorso. Il 4% è un dato buono per una rete con media dell'1%, ma è lontano dal 9% de La7 (e tra l’altro, andando in onda una volta a settimana, risulta irrilevante per la media di rete). Certo, finita la concorrenza di Standing Ovation di Antonella Clerici su Raiuno magari gli spettatori di Maurizio aumenteranno. O magari no. Io sospetto che il calo sia dovuto anche alle repliche, mitragliate a pioggia; ce n’è una di seguito dopo la prima serata che scivola come in un mantra nella notte, poi un’altra la domenica alle 19.45, e poi un’altra il lunedì alle 23; è come infilarsi in quei cinema parrocchiali anni 70, dove potevi entrare nel secondo tempo vedendo il primo tempo subito dopo, ma incasinandoti trama e ordine delle sequenze . Un effetto straniante e metafisico. Ci sono, qui, quasi più repliche che spettatori.

Ma no, non è l’ascolto il neo del programma di Crozza. È la perdita di visibilità. Crozza non emerge più dal dibattito politico, i suoi tormentoni non fanno più capolino nei discorsi da bar, la forza dirompente di ogni sua battuta si perde nel fragore factual e ultrapop -seppur rispettabilissimo- della rete Discovery. Intendiamoci, il genio di Crozza rimane.

Certo, risulta un po’ appannato dal livore e dalla presa di posizione ideologica; per esempio, quando interpreta “Maligno” Belpietro che racconta la gente di Rovigo preoccupata dagli immigrati che si fregano le strisce pedonali e i semafori («Ci vuole l’esercito!»), Crozza carica troppo il personaggio e non fa ridere -eppure sarebbe una parodia esilarante se lavorata meglio di ironia- . O quando sfodera un simil-Canavacciulo Mannoni o una simil Botteri pesca sorrisi in un bacino d’utenza che non è più il suo.

Per dire, l’altra sera, era assai ben costruita  la parodia dello scrittore-montanaro Mauro Corona che bofonchia «bisogna togliere il superfluo, sottrarre. Non sai quanto è bello asciugarsi con la pelliccia di montone ancora attaccata al montone vivo. Farsi il bidè sfregandosi con la corteccia di abete strappata con i denti...». Era bellissima, diciamoci la verità. Ma non se l’è filata nessuno. Come quella di Michele Emiliano, altrettatnto memorabile,  che, nel delirio del pre-primarie, ricorda a tutti, soprattutto a se stesso, di essere magistrato. Epperò era  talmente memorabile che non se l’è ricordata nessuno. Un tempo bastava una loffia di Crozza travestito da Razzi per scatenare parodie, creare miti, innescare interrograzioni parlamentari. Oggi si parla di più del Crozza nello spot della Lavazza che di quello sul 9. O la 9, ancora non ho capito come si dice.

Il mese scorso, prima di esordire Crozza fece uno spot bellissimo ispirato al film Ogni maledetta domenica, con egli stesso allenatore che arringava i suoi personaggi in uno spogliatoio:  «Adesso  per tre anni saremo su una rete dove non ci sarà la Gruber a lanciarci, non ci sarà Mentana dopo di noi, saremo in mezzo a Malattie imbarazzanti, Airport security Nuova Zelanda, Io e io miei parassiti, saremo in onda su una rete che io ho scoperto solo quando mi sono seduto male sul telecomando. Sarà un inferno...». Aveva ragione.

Per ora il portafoglio ha prevalso sulla visibilità - e quindi- sull’autorevolezza. Speriamo tutti, sinceramente, che la tendenza s’inverta...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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