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Complimenti per la trasmissione

Se l'Uomo Gatto batte Floris e Berlinguer

La strana giostra degli ascolti

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Esultanza felina

L'Uomo gatto

C’è sempre qualcosa di simpaticamente spiazzante nella lettura delle curve d’ascolto.

A parte il passo poderoso di Alberto Angela che in Stasera a Venezia -affiancato da Giancarlo Giannini nei panni di Goldoni- fa il boom su Raiuno col 25% di share e quasi 5 milioni di spettatori (un format culturalmente vincente già sperimentato con San Pietro e il Museo Egizio di Torino), ciò che colpisce è il risultato dei suoi concorrenti. Il ritorno -per me inaugurabile ma ho dei pregiudizi-  di Sarabanda, in onda su Italiauno dalle 21.23 alle 24.28 ha intrattenuto 1.536.000 spettatori con l’8.5%, stracciando sia la Carta Bianca della Berlinguer su Raitre (3,4%, 664.000 spettatori), sia il pur buono DiMartedì di Giovanni Floris che su La7 ha registrato il 4,9% con 954.000 spettatori. Nonostante le presenze di Simona Ventura -dalla Berlinguer- e di nutrizionisti, ambientalisti e avvocati da Floris, il dato oggettivo è che, a fresco ridosso delle amministrative, il ricasco della politica produce negli spettatori, noia, senso di disagio e saturazione. La qual cosa rientrerebbe nell’ordine naturale delle cose. Se non fosse che Berlinguer e Floris sono stati battuti da Sarabanda. Da Sarabanda. Da Sarabanda e dall’Uomo Gatto.

E m’immagino il senso di irrealtà e inadeguatezza che ha attraversato i pregiati colleghi, alla lettura degli ascolti. «L’Uomo Gatto artiglia la zarina», ammazza che titolone. Ripeto che parto da un pregiudizio: Sarabanda è un programma che parte varietà e diventa, per acclarata incapacità, giochino musicale per mancanza di prove. Siamo nel 1997. Il conduttore, già allora, era Enrico Papi un uomo estratto dal gossip, uno talmente ingoiato dall’horror vacui da telecamera da sentirsi in dovere di riempire i tempi televisivi da battute a raffica di rara efferatezza; roba che mi ha sempre indotto una carica d’ansia che mi ha accompagnato per gli anni a venire. Quando l’access time Mediaset, nel 2004, chiuse Sarabanda, smisi finalmente di andare dall’analista. Ma lo riaprirono nel 2005. E poi nel 2009, con Mammucari. Morto un Papi se ne fece un altro;  se possibile, molto più ansiogeno del Papi  originale.

 Poi, su tutti, si stagliava, appunto, l’Uomo Gatto. Ossia un concorrente mascherato da felino che di nome faceva Carmine Di Schiena, il quale, in realtà, era uno dei parrucchieri della trasmissione che riceveva dagli autori le risposte tramite auricolare. Ricordo, con terrore, che, una volta, l’Uomo Gatto venne  battuto nello «Spareggione» da El Tigre, un avversario -fortunatamente- dalla breve vita televisiva. I palinsesti scivolavano negli anni del boom del wrestling, Sarabanda era una corte dei miracoli che pescava nel reale;. E l’Uomo Gatto slogando le fantasie malate degli autori, schienava indubbiamente gli ascolti.  Ma parliamo, diomio , di vent’anni fa.

Ora ho rivisto l’Uomo Gatto ingrassato, con i capelli gialli  costretti a drizzarzi in testa dalla cera, circondato da suore  ballerine che cantavano il trito  Sister Act. Col solito Papi recuperato dopo Tale e Quale perfino nell’imitazione di Donald Trump (ma nulla a che vedere, decisamente, con quella di  Alec Baldwin). E io ho subito mandato a letto i miei figli, per evitare di spiegar loro che spesso papà è costretto a vedere puttanate micidiali per mestiere. Detto questo, massimo rispetto per gli spettatori di Papi. Ma, ripeto, posso capire il dramma umano dei colleghi,  di Giovanni e di Bianca.  Anche se sono quasi sicuro che  uno di loro sarà preso dalla terribile tentazione di invitare l’Uomo Gatto in trasmissione...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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