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Complimenti per la trasmissione

La strana coppia Fazio vs Vespa

Il duello a distanza su Raiuno

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Vespa versus Fazio

Attenti a quei due

Tecnicamente non saranno Walter Cronkite, e Jon Stewart - le star eterne del giornalismo Usa- ma il mite Fazio e il felpato Vespa rappresentano, oggi, il meglio del talk Rai (anche perché gli altri se ne sono andati tutti...).

Entrambi milionari, entrambi stoccatori di fioretto nei faccia -a faccia, entrambi ambitissimi da ospiti e vip d’ogni schiatta ed estrazione sociopolitica, entrambi allegramente puntigliosi ai limiti dello spietato nel loro lavoro: i nuovi dioscuri delle serate di Raiuno hanno in comune molto più di quanto essi stessi pensino. La differenza tra i due è che Fabio Fazio, grazie al capolavoro alchemico del suo agente Caschetto, dal passaggio a Raitre ci ha guadagnato un contratto di 11,8 milioni in quattro anni (è vero, c’è stato uno sconto dell’8% a puntata, ma non sul suo compenso). Bruno Vespa, invece, ha avuto lo stipendio ridotto del 30%, da 1 milione e 930 mila a 1 milione 200 mila euro per 120 serate; e nonostante il buon viso a cattivo gioco, nel suo intimo un po’ si cruccia. Il «pacchetto Fazio» porta sacrifici duri ma necessari.

Per molti dovrebbe, alla fine della fiera comportare un beneficio per l’Ammiraglia di share dal 17% al 20%, specie considerando che, ovvio, Fazio, non avrà la concorrenza di Che tempo che fa e che su Raitre aveva il traino al 4%, mentre il traino del Tg1 arriva al 25-26%. Ci fanno notare dal settimo piano di viale Mazzini, che da anni tutti sanno che su Raitre Fazio costava troppo rispetto ai risultati; spostarlo su Raiuno agli stessi costi-puntata (circa 650 mila euro per Rischiatutto e 500 mila per Che tempo che fa, ndr) ma spalmandolo per 32+32 puntate al 20%-23% di share potrebbe, a lungo andare pagare. Potrebbe. Ci auguriamo davvero tutti che la strategia dal travaso d’ascolti e del «consolidamento» del pubblico di Fazio possa funzionare. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Che tempo che fa ha una sua scrittura «alta» e molto (a volte, troppo) sofisticata; e potrebbe non essere adatto, nella sua serialità, per il pubblico di Raiuno. Potrebbe essere che il pubblico fedele, chiuso, consolidato di Raitre si sposti sull’ammiraglia; ma non è detto che il pubblico dell’Ammiraglia si assommi a quello di Raitre. A Rai Pubblicità rimangono incerti sul fatto che il gioco valga la candela, ma il dg Mario Orfeo ha piena fiducia in Fazio. E noi, fatta la tara dell’invidia sociale, speriamo davvero che l’innesto dell’anchorman di Savona funzioni ad ampio spettro.

Di contro, Vespa, festeggia i suoi 50 anni di carriera in Rai dopo averla scalata dalla base del praticantato abruzzese alla direzione del Tg1. Festeggia sotto il Cavallo morente, com’era giusto che fosse. Vespa riconferma la sua professionalità, l’«usato sicuro» dell’incontro istituzionale, il sussurro del potere, l’allure della «Terza Camera» che prese la politica e la gettò nello stagno del pop. Rimangono indelebili nella nostra memoria il risotto di D’Alema e il record d’ascolti stagionale (20% di share) fatto da Renzi soltanto nell’aprile scorso, anche pare passato un secolo. Di Vespa ricordo anche due memorabili immersioni nella memoria, nelle puntate sui Pooh e sulle sorelle Goggi, per dire dell’eclettismo del nostro. Vespa e Fazio si scontranno con Giovanni Floris su La7 sempre più in palla, con Paolo Del Debbio col suo programma in taglio «alla Funari», perfino con Massimo Giletti. Sarà dura, ma se facessero il botto ne gioverebbe il plurarismo (oltre alla Rai). Certo, mi stupisco di come, per superare il tetto dei fatidici 240mila euro di stipendio, abbiano dichiarato di non fare giornalismo «ma intrattenimento». Ma dubito che li vedrò a parlare di food, di cinema o sesso sotto elezioni...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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