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Complimenti per la trasmissione

Il "confessore" Peter Gomez
e il giornalismo vecchia scuola

16 Ottobre 2017

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La confessione

Fede e Gomez

La location è accomodante, da talk show alla Letterman: loft raffinato e scrivania con  leggio dotato di iPad, su cui scorrono le foto di  vite accidentate; e l’intervistatore che incalza educatamente l’intervistato, il quale si divincola dai fatti.

C’è stato un momento in cui nella suddetta location di La confessione (mercoledì, Canale 9, ore 23.30) il padrone di casa Peter Gomez, dopo  levigati convenevoli, trafiggeva l’ospite Emilio Fede sull’immagine del vecchio Indro: «Parliamo di questo signore: Montanelli. Non solo ne hai chiesto le dimissioni, ma gli  hai dato del “vecchio malvissuto”. Montanelli ti rispose: “Io al posto di Berlusconi non potrei licenziare Fede, perchè non l’avrei mai assunto”. Poi alla fine Berlusconi ti ha licenziato». Fede balbetta: «Non mi hanno licenziato, mi hanno cacciato, è diverso». E Gomez «Anche Montanelli...». Be’, confesso che io lì, ho quasi goduto. Da quella battuta sulla nascita de La Voce di Montanelli, ecco scorrere un’appassionato botta-e-risposta sull’esistenza  luminosa e oscura di Fede: gli eccessi giudiziari, i casinò, Ruby Rubacuori e «Berlusconi che non vedo più perchè siamo coimputati», il Tg 4 e Lele Mora. Con Gomez dal  sorriso perculante («Se parlo di Silvio devo alzarmi in piedi?» «Ancora?») sempre sul collo liftato dell’interlocutore. Stesso copione con l’intervista ad Alex Schwazer marcia d’oro olimpica squalificato per 4 anni. Gomez: «Mi faccia capire lei aveva visto i suoi avversari russi squalificati quattro anni prima». «Sì» . «Dopodichè lei inzia a doparsi...». Schwazer balbetta.

Nonostante l’aria smagata,  Gomez, direttore del Fatto Quotidiano.it e ed ex ragazzo della Voce, rimane uno dei migliori cronisti sulla piazza, uno che «vuol capire e non condannare», cercando di dare, senza pregiudizi, «la miglior versione possibile della verità»  diceva Woodward. Il suo programma d’interviste non è nuovo, ma rinnova un genere antico con la «Confessione» finale dell’ospite, nudo, solo, davanti alle telecamera. Schwazer si appella alla figlia appena nata, Fede -ovviamente- a Silvio: un modo impeccabile per immergersi nel lato oscuro del successo. (Ps Peter, occhio a passare da “tu” al “lei”...)

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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