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Complimenti per la trasmissione

Tutti i problemi delle Kessler/ Parodi a Domenica in

Qualche problemino d'ascolto per la classica trasmissione di Raiuno...

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Sorelle Parodi

la strana coppia

Bisogna lavorarci su...». Ma lavorarci tanto, diamine.

Così, alla domanda d’un affilato Giovanni Minoli nel  faccia a faccia su La7, un imbarazzato Giorgio Gori (non vedevo Gori  imbarazzato da vent’anni), marito di Cristina Parodi, ha commentato la sigla di Domenica in -Raiuno- targata Beppe Caschetto. Sigla terribile in cui le sorelle Parodi scendevano le scale aggrappate al parapetto e a sorrisi posticci in un clima condominiale da tv locale anni 80, e  canticchiano un motivetto a metà fra Candy Candy e Minnie Minoprio. Ora, sarebbe troppo facile, qui, commentare il deserto d’ascolti (9% di share) del pomeriggio tra momenti di   finto applauso e scenografie da coofee shop. Sarebbe scontato avvolgersi di mestizia nell’immagine di un  Nannini farlocca che va in giro a rompere chitarre; o nella scena  di Panatta e Lippi, uomini di mondo, seduti là, in mezzo allo studio, come i vecchietti   dei Muppets. Sarebbe superficiale  sottolineare l’emoraggia d’ascolti a cui i pur scafati confezionatori di palinsesti Rai non sanno porre rimendio, dato che il Tg1 lascia alla rete il 25% di share e dopo un’oretta scarsa si arriva al 10% e ciò non è affatto bello. Sarebbe fin troppo banale incazzarsi mentre ci si affida ai gossip -sempre che lo siano - di Dagospia, il quale spiffera di un contratto «blindato di 37 mila euro a puntata» per le novelle Kessler; e senza che nessuna delle sorelle abbia dimostrato di meritarlo. Sarebbe troppo facile, scontato, superficiale  e banale osservare che la concorrente  Barbara D’Urso, apre la sua  Domenica Live sulle truffe agli anziani (target della domenica)  che erano un cavallo di battaglia della cronaca della Rai pomeridiana d’un tempo, mentre la Rai pomeridiana d’oggi quelle truffe non se le fila di pezza e si becca la botta  d ’audience nelle gengive

Sarebbe un po’ da stronzi dire «io l’avevo detto». Ma siccome, siamo un po’ stronzi be’, sì, io l’avevo detto. Tutto lo strascico dell’operazione Fazio -l’abolizione di Gilletti, il “pacchetto Parodi” che s’è rivelato un pacco, l’impoverimento di Raitre- richiederebbe ora sangue freddo, riconoscimento degli errori e bromuro agli agenti. La vedo dura...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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