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Complimenti per la trasmissione

Anche con l'Antonia Masterchef vive di rendita

Il cooking book va sempre forte, ma non rinnova

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I quattro dell'Ave Maria

I giudici di Mastrechef

Non sono un tifoso di Masterchef    (SkyUno, giovedì prime time). Anzi, pur apprezzandone le qualità tecniche -è Ratatouille girato da Quentin Tarantino- ne diffido. Non fosse per il fatto che il format  ha elevato il taglio di patate, lo spettro della besciamella o l’uso virile dello scalogno a dimensione divistica. Dei programmi di cucina pura che impestano la tv sopporto a malapena Unti e bisunti che, volendo, di quei programmi è un’ oleosa parodia.

Detto ciò, mi hanno lasciato del tutto indifferente sia i casini  di Canavacciuolo alle prese con le multe del suo ristorante; sia la dipartita di Carlo Cracco dal programma (lo pensavo rinchiuso nel «leaving», di notte, dove è «semplicemente Carlo», come recita un spot ossessivo) con tanto di epicedio funebre di pubblico e critica; sia l’arrivo della  sostituita dello stesso Cracco, Antonia Klugmann. La quale Antonia, nelle prime due puntate della gastrotrasmissione, è stata paragonata, specie nei social, per la sua severità, «a un mix tra Chanel di Gomorra e Angela Merkel», come scrive  la giornalista esperta di cucina Angela Frenda. Klugmann s’è sentita «violentata» da tanto odio digitale; ma credo che, data la notorietà esponenziale che sta raggiungendo, se ne farà una ragione. Non mi ha particolarmente colpito neppure la presunta «coalizione» tra  Cannavacciuolo, Barbieri e Bastianich, che avrebbero  fatto squadra, contro la nuova   collega.

La quale, peraltro,  ha già cazziato il  rampante Mirko di Verona, protagonista del “capasantagate” (per aver cucinato un piatto con solo tre capesante pensando che Cracco non sarebbe stato sostituito dalla Klugmann);  e ha massacrato Manuela di Ascoli Piceno; e ha affossato  Fabrizio, «l’abruzzese volante» aspirante chef  con la pretesa di   «mettere a posto la cucina italiana». In effetti, come ha già notato qualcuno, per Masterchef, format raffinatissimo (anche troppo) e «verticale», si fa sempre più frequente l’effetto «tv generalista», con le padelle antiaderenti riempite di informi masse colorate, con i casi umani alla porta e i parenti dei casi umani sull’uscio. Sempre ottimo il il montaggio. Ma dopo un settennato il programma vive un po’ di rendita...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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