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Complimenti per la trasmissione

De Andrè, una poesia recitata senza slancio

Pro e contro delle fiction su Faber

16 Febbraio 2018

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Marinelli alias De Andrè

"Quello che non ho..."

L’hanno sepolto/ in un campo di grano/non è la rosa non è il tulipano. Al netto del buon successo d’audience (25% di share vittoria delle serata sulla Champions e -vivaddio- sull’Isola dei famosi) e della necessaria devozione verso il genio, se Fabrizio De Andrè avesse visto la fiction su Fabrizio De Andrè probabilmente sarebbe affondato in un lieve senso di spaesamento.

Intendiamoci: Fabrizio De Andrè- Principe Libero (Raiuno, martedì e mercoledì, prime time), è una produzione rispettosa e rigorosa, non agiografica, dalla regia e dalla sceneggiatura limpide come le acque di Varazze dove Faber s’immergeva vestito, sorseggiando una vodka, regalando illusioni e vecchi dischi in vinile all’amico Luigi Tenco. Ciononostante, da fan invincibile di De Andrè,  non sono riuscito ad appassionarmi.  Sarà la recitazione di Luca Marinelli che non è malaccio nel suo occhieggiare sottotraccia, ma trattiene a fatica il romanesco. Sarà che tutti nella fiction (vecchia polemica), da Fantastichini nel ruolo del padre Giuseppe fino ai rapitori sardi, hanno una lieve inflessione della Balduina  laddove dovrebbe troneggiare la “cocina” salmastra dei genovesi. A parte il tipo che interpreta Paolo Villaggio che, però, scivola nel toscano.

Sarà che gran parte della vita avventurosa di Faber è saltata a piè pari,compreso un epico viaggio con  Mauro Pagani dalla Grecia al Marocco per impastare i suoni dell’anima del Mediterraneo, come fa notare il collega Giommaria Monti.  Sarà che l’idea di far vivere di vita propria le canzoni -c’è perfino l’obliata Quello che non ho -è un espediente narrativo di sostanza ma  -dato la possanza delle canzoni stesse- fagogita, spesso, la trama. Sarà che spiazza   sentire prima «la voce di Dio», come  chiamava Faber Nanda Pivano; e poi, un minuto dopo, quella immensamente più timida di Marinelli nello stesso ruolo. Sarà che sfumare Bocca di rosa per dare la linea a Porta a porta con Berlusconi, be’, io la vedo come un’eresia. Sarà che qui De Andrè appare appare  un mezzo alcolizzato, intasato dal fumo e un tantino puttaniere. Ma, insomma, nonostante la benedizione di Dori Ghezzi, mi è passata attraverso senza nostalgia...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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