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Complimenti per la trasmissione

Lo spettro triste di Razzi in tv

La satira di Quelli che...dopo il Tg sfrutta Antonio Razzi

Storia di un accanimento invincibile

5 Aprile 2018

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L'ubiquo Razzi con Mia e Luca e Paolo

Razzi amari

Storia di un accanimento invincibile

Bisognerebbe percuotere a scudisciate gli autori televisivi che ancora s’intignano sulla mesta figura di Antonio Razzi, walking dead della politica italiana. Preferiamo ricordarcelo da vivo, il Razzi (e già allora non era un granché).

M’è un sorto un insolito singulto di pietas umana quando, l’altra sera, rivedendo una puntata di Quelli che...Dopo il Tg (Raidue da lunedì a venerdì, ore 21.05) la brava Mia Ceran e i fetentoni Luca Bizzari e Paolo Kessisoglu, hanno spinto Razzi a dire che la sua mancata candidatura da parte di Berlusconi ha favorito Salvini; che «Salvini è giovane saprà gestire da leader l’Italia»; che, infine, il suo tenace attaccamento alla poltrona merita una chance (detto canticchiando la canzone: «Di quello che io faccio non ho mai pentito/ sono stato eletto senatore/anche perchè di fame si muore...»). Crudelissima anche la domanda della Ceran: «Concretamente, Razzi, che cos’ha fatto per la Corea del nord?», e io - occhio - sono uno che, all’estero quando mi nominano Razzi, fingo di essere croato. Al netto comunque dell’inquietante presenza di Razzi, Quelli che...Dopo il Tg, striscia satirica erede del mediocre Rai dire Niùs, non è malaccio.

Buona l’idea di aprire con titoli sparati, alla Mentana (o alla Striscia la notizia); oliatissimi Luca e Paolo quando li sbrigli oltre il copione; finalmente sciolta Mia. E tuonano, a cadenzare le notizie, le imitazioni di Ubaldo Pantani sia nei panni di Buffon che in quelli, straordinari, di Cacciari. Unico problema del format:la continuità. Trovare, ogni giorno, il filo virtuoso dell’invenzione satirica è dura. Per dire: in tema di elezioni, molto bella, visivamente, la battuta sui possibili futuri di Renzi com tagliatore di tofu, testatore di materassi, e foraggiatore di elefanti; molto stupido il finto servizio sulle fake news delle «micosi da bike sharing». Discreta la «app» ad uso Mattarella per determinare le compatibilità dei leader politici; terribile lo sketch dell’incerto lettore chiuso nel seggio elettorale. Noioso il collegamento col finto Buffon dalla porta.

Conduttori in palla, ma non basta. I finti tg in Rai vanno di moda dai tempi di A tutto gag (1980); per sfidare la corazzata di Striscia serve uno scatto...(e intanto Razzi fa l'inviato, altro che Gabibbo)

 

 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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