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Complimenti per la trasmissione

Perché Aldo Moro è stato battuto dal Grande Fratello

L'Italia che vuol perdere la memoria storica

Guerra d'ascolti tra storia e trash

10 Maggio 2018

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Castellitto/Moro in aula

Aldo Moro il professore

Guerra d'ascolti tra storia e trash

Com’è triste, a volte, il destino del del servizio pubblico. «Voi ragazzi siete al centro della storia ed è da questo grande desiderio di cambiamento che può nascere l'idea di una nuova umanità...». Quando Aldo Moro/Sergio Castellitto - cappotto sulle spalle, l’aria tranquilla, la voce ferma dell’antica borghesia implacabile soprattutto con se stessa-pronuncia queste parole, la docufiction Aldo Moro il professore (martedì scorso, Raiuno) è a un diapason emotivo.

Ma i suoi ascolti - 14,7% di share per 3,6 milioni di spettatori- sono già stati abbondatemente superati dal Grande Fratello con 23,9% e 4 milioni (si aggiunga, per la cronaca, un ottimo 9,4% del Dimartedì di Floris). Eppure la docufiction sullo statista ucciso è stato un ricettacolo si storia e umanità: Moro che dialoga con la giovane Lucia sulle responsabilità del terrorismo, smorzando i conflitti generazionali e convincendola a diventare la sua alunna migliore; Moro che accusa la politica di non accompagnare il cambiamento e il bene comune; Moro che nel suo luogo dell’anima, la villetta di Terracina priva di vista mare, accoglie un drappello di discepoli davanti a un pranzo frugale (erano, in realtà caffè e minestre precotte) preparato anche per il maresciallo che gli faceva da scorta. Moro che sospira disilludendo i ragazzi: «Ti garantisco che nella nostra democrazia non esiste la stanza dei bottoni come sostiene Nenni. La nostra è una democrazia imperfetta...».

Tutto, qui, insomma, nella realtà che s’intreccia con la finzione, nella figura dell’uomo mite ma intellettualmente agguerrito nonchè del professore di diritto appassionato, è emerso prepotente. Lo scopo della docufiction era quello, in fondo. E cioè: togliere il corpo di Moro dalla tragica iconografia classica, dal portabagagli della  Renault 4; e riportarlo nella sua dimensione umana. Anche perché la dimensione più umana di Moro, non era quella del segretario Dc, del ministro degli Esteri, del più volte Premier. No. Era quella racchiusa nel suo aspetto meno noto, quello del docente nel rapporto vivido con i propri studenti. Ma allora, diamine, perché l’Aldo Moro versione professore Keating dell’<CF7101>Attimo fuggente</CF> non è riuscita ad aver ragione delle fiatate alcoliche del concorrente nero, bullista per una fetta di tiramisù? Perchè le sdrusciate ai limiti delle molestia dell’ex di Nina Moric o le urla belluine di una signora caraibica di cui mi sfugge il nome hanno prevalso sulle lezioni di diritto penale della mente democristiana più lucida delle sua generazione?

Beninteso: l’audience di Aldo Moro il professore non è infima, e il GF ha perso 3 punti . Però l’indifferenza verso un pezzo della nostra memoria condivisa da parte del pubblico fotografa il naufragio del senso della storia. Quel che preoccupa è il rifiuto  dei giovani: il reality conta una share del 35% sui 15/24enni, e del 30% sui 25/44enni,  netta prevalenza femminile (26,3% di share, contro il 16,5% fra gli uomini), e una polarizzazione sulle regioni del Sud (34% di share in Campania). Ed è un pubblico che quasi si sovrappone all’elettorato di protesta, “antipolitico” delle ultime elezioni. Ai nostri ragazzi, in soldoni, non frega assolutamente nulla della politica e -come nel caso di Moro- del suo riflesso etico- : quattro di loro su dieci di politica non vogliono  sentir parlare. Molti di loro si ribellano addirittura a i prof, alcuni -è cronaca- arrivano a prenderli a sberle. Figuriamoci ad accennare alla storia della politica e ai  valori etici dei docenti. Moro per loro, non è un eroe scomodo, è un personaggio inutile. Ce lo meritiamo il Grande Fratello. La consolazione è un servizio pubblico che, vivaddio, spesso mantiene la fierezza...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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