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Complimenti per la trasmissione

Ogni cosa è illuminata (anche gli ascolti)

Lo spin off del Kilimangiaro su Raitre

Il bell'approccio alle interviste di Camila Raznovich

30 Giugno 2018

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Camila vs Piero

Angela e Raznovich in colloquio

Il bell'approccio alle interviste di Camila Raznovich

La «sindrome di wanderlust» è una variante desueta della sindrome di Stendhal, solo che invece di svenire per la bellezza sei portato irresistibilemente a viaggiarci dentro.

La suddetta sindrome contagia il 20% della popolazione e probabilmente gli autori di <CF7103>Ogni cosa è illuminata dal best seller di Safran Foer)- spin del Kilimangiaro (Raitre, domenica prime time). Ed è uno dei motivi per cui ad ogni intervista che la conduttrice Camila Raznovich consuma allegramente col vip di turno; be’ emergono, ad implacabile contrappunto, le immagini delle lussureggianti via d’acqua dei templi birmani del Myammar. O le soste mistiche del cammino di Santiago. O i voli di gabbiano sulle rocce vulcaniche di «Linosa, l’isola dei bambini». Lo schema è fisso: Camila, assisa su pedana e in blusa catarifrangente, intervista, e subito dopo parte un reportage della madonna stile National Geographic che ti trascina impetuoso. Intervista, filmato. Filmato, intervista,vento impetuoso del logos. Ogni tanto qualche citazioncina: «L’anima è il cuore che vede, l’orecchio che ascolta ma soprattutto il cuore che batte» (Omero) e Stephen Hawkin («Ricordatevi di guardare le stelle, non i i piedi») e la narrazione, voilà, è servita. La trovata autorale per discostarsi dalla solita liturgia del programma di viaggi (che spesso sa di marketta), sta nell’ «illuminare» con le parole degli ospiti, appunto, il solito programma di viaggi. Si usa poi il vecchio trucchetto di scorporare gli ascolti con un’introduzione che dura quasi metà del programma e il gioco è fatto. La domanda è: funziona una strategia del genere? Sì, funziona. Il programma gira. Raznovich migliora negli anni -non avrei mai detto- e mette gli ospiti empaticamente a proprio agio. Piero Angela, per esempio, s’è lasciato andare a battute formidabili («Pensa il cervello è fatto al 75% di acqua. Alcuni un po’ di più...»). Il solitamente ruvido Chef Rubio in braghette corte ha rivelato il suo lato di fotografo/poeta. Ghemon ha parlato di depressione e Vito Mancuso di spiritualità con frasi tonanti che ho capito a mozziconi ma nel contesto ci stavano bene. Non so se invecchio io o è colpa di wanderlust...
 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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