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L'analisi

Hillary Clinton, le menzogne su Donald Trump e l'Isis. L'amara verità: i "dem" hanno una strategia per vincere

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary Clinton

Hillary ha attaccato Trump direttamente, accusandolo durante il dibattito televisivo di sabato scorso tra candidati DEM “di essere diventato il miglior strumento di arruolamento per l’ISIS”. La Clinton ha citato fatti che non ha provato, dicendo specificamente che i militanti avrebbero mostrato dei video di Trump mentre propone il bando dei musulmani in America, e si e’ beccata della bugiarda da J.M. Berger, un esperto di terrorismo che lavora per il Progetto per le Relazioni tra gli USA e il Mondo Islamico presso il pensatoio Brookings Institution, bipartisan ma tendente a sinistra. “L’affermazione che l’ISIS ha mostrato Trump nei propri video e’ falsa, per quanto ne so io” ha detto Berger. “Parlano di lui e dei suoi commenti nei social media, come riprova della loro visione di come l’Occidente tratta i musulmani, ma per ora non in un modo organizzato o preponderante”.

“Chiedo le scuse di Hillary”, ha rinfacciato Trump parlando con Matt Lauer della NBC. “Lei mente sulle email, mente su Whitewater (un noto scandalo finanziario in cui era stata coinvolta in Arkansan decenni fa NDR), mente su ogni cosa. Sara’ un disastro su tutto, da presidente degli Stati Uniti”. “Niente affatto, Hillary non chiedera’ scusa a Trump per aver evidenziato correttamente come la sua retorica di odio aiuti l’ISIS a reclutare piu’ terroristi”, ha risposto il portavoce di Hillary Brian Fallon.

Insomma, siamo alla rissa quando ancora mancano 11 mesi al voto, con i due front-runners che sembrano rafforzare le proprie posizioni interne ai rispettivi partiti esasperando la litigiosita’ e abbassando il livello del confronto politico. Trump mantiene da sei mesi la testa nei sondaggi del GOP, e oggi ha una media (RealClearPolitics) del 34,4%, con punte del 40% e oltre; secondo e’ Ted Cruz, un Trump che crede di essere piu’ furbo dell’originale perche’ non e’ altrettanto offensivo, con il 17%. Terzo e’ Rubio, con il 12,3%. Sull’altro fronte, la Clinton domina con il 56,3%, davanti al senatore socialista Bernie Sanders con il 30,6%. La maggioranza assoluta dell’elettorato conservatore ha spinto in vetta i due suoi rappresentanti piu’ estremisti parolai, e sta correndo verso il dirupo della sconfitta con un fervore degno di miglior causa.

Infatti, nei testa a testa tra i potenziali nominati condotti tra l’intera popolazione, Clinton supera Trump per 48,4% a 42,3% e Cruz per 47% a 44,5%, mentre perde contro Rubio per 46,3% a 44,8%. Se le chance della vittoria finale per il GOP non costituiscono un fattore di promozione dell’unico candidato che da tempo, con costanza, batte la sicura candidata DEM, significa che i conservatori delle primarie preferiscono candidarsi al suicidio. E lo fanno sull’altare della “purezza ideologica conservatrice” incarnata da Cruz, o della “demagogia politicamente scorretta” di chi non ha piu’ in mente Obama, e nemmeno la Clinton, ma vede come suoi primi nemici i moderati repubblicani: non solo i Bush e i Christie, ma anche un Rubio che pure viene dai Tea Party.

Hillary sa bene che e’ questa la sua chance migliore, e ha deciso di sfidare di petto Trump nell’arena degli insulti e delle menzogne per aiutarlo a crescere come candidato vincente nel GOP e perdente nel paese. Scontrarsi con Donald in campo aperto, pensa Hillary, lo “legittimizza” presso i conservatori delle primarie repubblicane. Con l’obiettivo aggiunto, non secondario, di spostare il dibattito sul terreno del corpo a corpo fatto di offese e contro-offese, facendo dimenticare i propri scandali veri e il suo passato oabamiano.

La linea della campagna di Hillary e’ chiara: se riesce ad avere Trump come sfidante e’ fatta. E, in subordine, non a caso John Podesta, l’eminenza grigia della Clinton, va dicendo ai suoi che la “riserva” di Trump e’ Cruz. Di Rubio, meglio non parlare perche’ e’ il vero spauracchio della campagna democratica.

L’amara realta’ e’ che i DEM hanno una strategia di vittoria che i repubblicani neppure si sognano. Anche se qualche giorno fa c’era stato il bisticcio sui nomi “rubati” dei fans di Hillary da parte dello staff di Sander, la differenza tra i due partiti e’ abissale. Mentre il 30% che appoggia il socialista senza speranza sa gia’ di essere parte organica dell’ “esercito” DEM che mettera’ la croce su Hillary nel 2016, nel GOP la polemica tra i “puristi conservatori” e il resto del partito e’ ben piu’ lacerante. Comporla appare un obiettivo sempre piu’ difficile da raggiungere, via via che Trump conquista il favore dei repubblicani irriducibilmente masochisti. I troppi che, scrive un amaro Bret Stephens sul Wall Street Journal, preferiscono che vada alla Casa Bianca un presidente da odiare come avversario su tutte le questioni (la Clinton) piuttosto di un presidente con il quale essere d’accordo su tante cose, anche se non su tutto.

di Glauco Maggi

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