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Donald Trump, il Papa e quella giacchetta tirata

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Donald Trump, il Papa e quella giacchetta tirata

Gli mancava il Papa, ma grazie al fatto che Francesco e’ un po’ come lui, un personaggio che con quella bocca puo’ dire quello che vuole, adesso la collezione e’ completa. Donald Trump se l’e’ presa anche con Bergoglio, ma stavolta bisogna ammettere che e’ stato tirato per la giacca, e' stato provocato. “Una persona che pensa soltanto a costruire muri, dovunque possano essere, e non a costruire ponti, non e’ un Cristiano. Questo non e’ nel Vangelo”, ha detto il pontefice durante il viaggio che lo ha riportato a Roma dopo la visita in Messico. L’attacco a Trump non poteva essere piu’ chiaro, e immediata e’ stata la replica del candidato repubblicano, che e’ un cristiano presbiteriano: “Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona e’ deprecabile, vergognoso”, ha detto durante un comizio. Il papa aveva anche aggiunto un distinguo formale, e del resto e’ un gesuita. “Gli do’ il beneficio del dubbio perche’ non l’ho sentito io direttamente, dico solo che non e’ cristiano se ha detto le cose in quel modo”. E tutto il mondo, lui compreso, sa che le ha dette.

Il papa trumpiano entra dunque a gamba tesa nella campagna elettorale americana, e l’uscita di oggi promette solo di essere la prima di altre sparate che seguiranno. Di fatto, siccome Donald non e’ il solo conservatore che vuole una chiusura seria agli immigrati irregolari, ma ha soltanto espresso il concetto in modo piu’ duro e colorito (e anche ridicolo, visto che sostiene che fara’ pagare il muro al Messico), tutto il GOP e’ sulla lista nera degli scomunicati di questo Vaticano. Cruz, Rubio, Bush, Carson, Kasich, gli altri 5 ancora in gara, si dividono di sicuro su come sistemare i milioni di irregolari oggi gia’ presenti in America, ma tutti sono d’accordo che l’immigrazione clandestina e’ illegale, e va contrastata con la massima efficacia. Peraltro, qual e’ la nazione che non ha confini e che non protegge la propria identita’ e sovranita’ regolando gli ingressi degli stranieri secondo norme e procedure legali?
Come per le esternazioni sul global warming colpa del capitalismo selvaggio, e sulla parallela simpatia per il comunismo e per le “economiche” in stile Picketty e Occupy Wall Street, Francesco sta diventando un megafono dei demagoghi di sinistra, che ha i campioni nei due democratici in lizza. A occhio lui dovrebbe preferire Sanders, che e’ il piu’ vicino al peronismo populista in cui e’ cresciuto in Argentina e che ama i Castro con piu’ naturalezza e trasporto di quanto potrebbe fare la sua concorrente a sinistra. Ma siccome il papa e’ “un uomo politico”, come lo aveva definito Trump con il giudizio piu’ accurato e pacato che gli e’ uscito di bocca negli ultimi mesi, Francesco si tiene aperta anche l’opzione Clinton, pronto ad abbracciarla se vincesse lei. E’ lo stesso atteggiamento attendista – politicamente conveniente - che stanno tenendo anche i vertici del sindacato, e il pastore nero di New York Al Sharpton. L’importante e’ che perdano i repubblicani, per il Papa, e che vincano i Democratici. Che i liberal del partito del fedifrago Bill Clinton siano pro-aborto e pro nozze gay e’ un bruscolino nella loro sfera morale e religiosa. State certi che non sentiremo mai questo papa dire che non e’ cristiana la Hillary, favorevole all’aborto pagato dallo stato e a Planned Parenthood, il supermaket degli organi dei feti.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

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