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Diari d'America

Nancy Reagan e la siderale distanza da Hillary Clinton

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Nancy Reagan e la siderale distanza da Hillary Clinton

Non aspettatevi un confronto analitico diretto tra le due ex First Lady che oggi sono sulle prime pagine. I giornali le tengono ovviamente ben separate, la ex moglie di Ronald Reagan, Nancy, morta a 94 anni sabato, e la ex moglie di Bill Clinton, Hillary, che è in piena campagna presidenziale e nel weekend ha perso tre delle quattro primarie democratiche in palio contro il senatore socialista Bernie Sanders (Maine, Kansas e Nebraska) e vinto solo in Louisiana.  Nessun articolo (almeno, nessuno che io abbia letto sui giornali americani) contiene,  insieme, i nomi di questi due personaggi. Eppure nella mente di tanta gente non può non essere balzato agli occhi il vivido contrasto, l’abissale distanza che separa le due ultrapopolari figure della recente, e presente, storia americana. A me e' subito venuto naturale il paragone.

Di Nancy si leggono solo parole belle. “Donna indispensabile” l’ha definita il biografo di Ronald Reagan, Michael Deaver, secondo cui “senza Nancy non ci sarebbe stato il governatore Reagan (in California, NDR), non ci sarebbe stato il presidente Reagan”.  Nancy è stata molto più della “metà del marito”, come ha ricordato l’amico di famiglia di una vita Charlton Heston (l’attore), che ha dipinto il rapporto della coppia “la più grande storia d’amore della presidenza americana”.

Il suo grande impegno politico non è mai stato dedicato alle proprie ambizioni. Per la campagna “Just say NO” (Basta che dici di NO), contro l’abuso di droga e alcol, andò in giro per 250mila miglia a fare una infinita serie di discorsi, uno anche alle Nazioni Unite. Il tributo alle sue qualità umane, prima e dopo la malattia e la morte del suo Ronnie, e oggi dopo il suo addio, è sempre stato bipartisan. 

E Hillary? Lei è oggi l’emblema della divisione nel paese. “I repubblicani sono i nemici”, dice, e quando fa le cosiddette battaglie a favore delle donne vittime di assalti sessuali ha solo in mente il tornaconto del ritorno in voti nei colleges e tra le femministe. L’ultima che si sa di lei è che si fa pagare lo stipendio - 250 mila dollari annui – dalla sua stessa campagna per diventare presidente. Patologicamente attaccata ai soldi da accumulare, non ha scrupoli a calpestare ogni sembianza di rispetto a proposito dei conflitti di interesse: il suo patrimonio oggi “vale” tra gli 11 e i 50 milioni di dollari (è la sua dichiarazione ufficiale più recente, che consente di fornire una forbice), arraffati con i discorsi milionari alla Goldman Sachs e ad altre corporation. Il rapporto con Bill è una relazione di potere e di affari, incentrata sulla Global Clinton Foundation, che stipendia lo staff politico della coppia tra una campagna elettorale e l’altra, e permette di avere i viaggi in jet pagati con il risparmio fiscale essendo formalmente “non profit”. La “storia d’amore” tra Bill e Hillary, con la striscia di adulteri e persino le accuse di abusi da svariate amanti del marito, è la più squallida della storia della presidenza americana. Rivaleggia a colpi di corna con quella di altri due “campioni” del partito Democratico, Franklyn Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy, i cui tradimenti delle rispettive consorti sono diventati materiale da best sellers. Ma è una pagina ancora più vergognosa perché ha la coda dell’opportunismo plateale: la Hillary che costruisce la sua carriera “nascondendo” di fatto il famoso abito blu con lo sperma di Monica, in cambio del sostegno di Bill alla sua scalata, ha scandalizzato persino le femministe oneste.

Oggi siamo al punto in cui la Clinton che marcia verso la Casa Bianca può farlo solo perché l’ipocrisia dei liberal, e dei democratici, non tiene vergogna. Chi pensa di votarla afferma a priori  che il repubblicano che sarà nominato (che sia Trump o un altro non fa differenza) non ha la moralità necessaria, non è presentabile, insomma non ha le qualità umane di rigore. La realtà è che  deve fingere di dimenticare le bugie della Clinton su Bengazi e sul server personale illegale, lo scandalo della Fondazione con i suoi interessi pelosi, e ovviamente il passato a luci rosse della Stanza Ovale clintoniana.

Ma deve anche ignorare i necrologi su Nancy, rimuoverla, impedire che gli americani facciano un raffronto imbarazzante su chi ha la più alta statura etica tra la moglie di Ronald e quella di Bill.

Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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