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Occhio, Donald Trump: gli autogol cominciano a pesare

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Donald Trump

Gli autogol di Donald Trump non si contano, ma il brutto per lui e’ che cominciano a pesare. All’inizio della campagna, commentando le sue scalate nei sondaggi dopo aver proclamato “costruiamo il muro per tenere lontani gli immigrati irregolari messicani, stupratori e spacciatori”, disse che il suo seguito di fans era tanto fedele che non lo avrebbe abbandonato neppure se lui fosse sceso “sulla Quinta Avenue a sparare ai passanti”. Poi, in effetti, “sparo’” altre bombe mediatiche, come quella “di non far entrare i musulmani negli Usa”. E non perse alcun colpo, anzi, perche’ su sicurezza, antiterrorismo e immigrati clandestini, la scorrettezza politica era benzina sul suo fuoco. Ma adesso ha toccato il binomio “donne & aborto”, e mal gliene incogliera’.
In una intervista Tv con il conduttore liberal Chris Matthews, Trump ha sostenuto “che ci deve essere qualche forma di punizione” per le donne che praticano l’aborto. E’ un’eresia palese e bipartisan. Lo e’ per tutto l’universo “pro scelta”, che dalla sua ha peraltro anche il verdetto della Corte Suprema (Roe v. Wade del 1973), che ha legalizzato la procedura in certe condizioni. Ma lo e’ anche per i conservatori “pro vita”, e persino per i piu’ estremisti, che manderebbero in galera i medici che li fanno, ma non hanno mai pensato di criminalizzare le donne. Fatto il patatrac in diretta, Donald ha subito dopo cercato di riparare “precisando” il suo pensiero con un comunicato scritto: “Il dottore o qualsiasi altra persona che praticasse un atto illegale su una donna dovrebbe essere ritenuto responsabile, non la donna”.

Perche’ questo flip-flop avra’ un effetto ben piu’ devastante degli altri fatti in precedenza? Quando per esempio affermo’ che avrebbe usato la “tortura” come mezzo per far “cantare” i terroristi catturati vivi, la “precisazione” successiva - “rispettero’ le leggi Usa e internazionali che la vietano” – basto’ per tamponare la polemica. Qui e’ diverso. Ha camminato sul terreno minato della “protezione” della donna, calpestando una mina che la Hillary continuera’ a far esplodere da qui a novembre, sempre che sara’ Donald il nominato. L’opinione pubblica americana e’ infatti divisa sull’aborto, e resta sensibile all’aspetto della difesa del feto-individuo, secondo la tesi che “la vita comincia nel grembo”, sostenuta da tutte le religioni, cristiana in testa. Ma se si parla di aborto in termini di “tutela della donna gravida” il discorso si ribalta: per la (quasi) totalita’ della gente, di ogni credo, la donna va tutelata, non certo punita, punto.

E pensare che, sulla questione dell’assistenza alle donne, Trump aveva fatto clamore qualche mese fa per un motivo opposto. Fu quando difese, nientemeno, che la “Planned Parenthood”. Contro questa organizzazione, che da decenni procura gli aborti ed e’ finanziata dallo Stato, i conservatori si erano scagliati con veemenza dopo che erano usciti dei filmati che mostravano i suoi medici intenti a trattare la vendita di parti di feti “ben conservati” a laboratori esterni a scopo di ricerca. Trump, a sorpresa, intervenne per difenderla, pur dicendo di essere “pro vita e contro l’aborto” e contraria al suo finanziamento coi soldi pubblici: “Milioni e milioni di donne – cancro al petto e alla cervicale – sono aiutate da Planned Parenthood. Uno puo’ dire quello che vuole ma ci sono milioni di donne che passano da Planned Parenthood e sono molto aiutate”, aveva detto, con un approccio condiviso dai Democratici. Cruz lo aveva irriso per questa frase nei dibattiti, perche’ per i conservatori religiosi l’unica posizione accettabile e’ la condanna senza se e senza ma di Planned Parenthood, punto.

Adesso, dopo aver spaccato il GOP sul giudizio dell’ Associazione abortista, Trump ha regalato un assist alla Hillary. E lo ha fatto in una “partita” in cui lui, maschio bianco, sta gia’ perdendo alla grande. L’elettorato femminile, prima di questa gaffe, era gia’ nettamente contro di lui, anche tra gli stessi repubblicani: il 47% delle donne del GOP che hanno partecipato alle primarie hanno detto negli exit poll “che non si possono immaginare sue votanti”, piu’ del 32% che hanno detto lo stesso di Ted Cruz e del 27% per John Kasich. Se si passa all’elettorato generale, solo il 21% delle donne vede positivamente Trump, contro il 70% che lo boccia.

Tra gli uomini Donald e’ accolto meglio, 28% positivo e 59% negativo, ma se questo autogol lo danneggia ulteriormente tra il gentil sesso (per non parlare di come sia in difficolta’ tra gli ispanici) sara’ impossibile per lui costruirsi una coalizione di sostenitori sufficiente a rimontare il vantaggio a due cifre che, gia’ adesso, la Clinton ha su di lui. Regalare alla “prima donna che vuol fare il presidente” una gaffe simile avra’ insomma ripercussioni forse irreparabili nell’elettorato femminile. Ma l’ultimo sondaggio di oggi in Wisconsin, in cui Cruz e’ davanti a Trump di 10 punti, 40 a 30, dopo essere stato dietro per settimane, significa anche altro. Primo, che le parole, e le gaffe, alla fine pesano anche per Trump, e che questo “effetto-cumulo” delle sparate in liberta’ possono ostacolare la sua corsa alla nomination, che sembrava gia’ vinta. Secondo, che offrire a Hillary materiale “ricco” da usare contro di lui fino a novembre e’ la formula del perfetto suicidio.

di Glauco Maggi

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